EDIBLE WOMAN
voice,bass,synth,drum,alto sax
Luca
Andrea
Federico
Nicola
Jacopo

CD ame04
10 Trax
38 Minutes
Mp3: When Stars
Blow Up
Massimiliano Busti
Che dire? Sorprendenti. Il loro “Spare me/Calf” del
2004 era già promettente e questo “The Scum Album” è
un deciso passo avanti verso la piena maturità. Un fiotto d’elettronica
e drum machine fa da introduzione ad un disco che suona come se El Guapo
e Trans Am si fossero fusi in doppio terzetto (Nothing), accarezza il pop
in When Stars, fa mirabolanti evoluzioni imitando gli Oneida di “Each
One Teach One” (Mystic River), sprofonda nel buio del basso distorto
di Right-Wing, in stile post-punk inglese primi anni ottanta. Le parti vocali
sono curate e mai banali, sostenute da liriche poco convenzionali (Antonio
Fazio’s Last Prayer but One) e si bilanciano perfettamente con parti
strumentali che trasmettono un’idea di grande compattezza (Mouseman).
Laddove riemergono con virulenza l’hardcore e il noise alla Steve
Albini (Honeyed Words) come remote fonti di ispirazione del gruppo, il suono
mantiene un’identità ben definita evitando i clichès
grazie anche all’ottimo lavoro di produzione e mixaggio del “mago”
Fabio Magistrali.
Il Mucchio Selvaggio
Aurelio Pasini
Ci eravamo già occupati degli Edible Woman in occasione
dell’uscita, all’inizio del 2004, del loro primo lavoro “Spare
Me/Calf”, che ci aveva colpito per il piglio sicuro con cui mescolava
furia noise e nervosismi post-punk. Ritroviamo ora la formazione con “The
Scum Album” e, soprattutto, con una novità non da poco in organico:
l’assenza della chitarra, il cui ruolo è ora ricoperto dalle
tastiere. Un cambio di prospettiva potenzialmente radicale, che tuttavia
pare essere stato di stimolo per la band, che pare aver notevolmente allargato
orizzonti della propria proposta. Non si è quindi placata la rabbia
degli esordi, ma ora non è più l’unica protagonista,
al punto che in titoli come “When Stars” (con tanto di pianoforte)
e “Antonio Fazio’s Last Prayer But One” si può
tranquillamente parlare di atmosfere (relativamente più) rarefatte
e di melodie. Anche in quei momenti, però, aleggia una sottile inquietudine,
pronta a esplodere nel resto del programma, dall’ossessiva “Mystic
River” (che non dispiacerà ai fan degli Oneida) a “Nothing”
e “Honeyed Words”, o ancora nell’elettronica impazzita
di “From A Taste Of Gez” e “To A Full Of Gez”, che
aprono e chiudono il CD. Un lavoro tanto sorprendente quanto convincente,
in cui una sezione ritmica tellurica si incastra alla perfezione con le
rasoiate e i bordoni di organi e sintetizzatori e gli occasionali inserimenti
di un sax ben poco rassicurante (la strumentale “Mouseman”),
il tutto messo in risalto dalla impeccabile (co)produzione di Fabio Magistrali.
Davvero notevole
Sodapop
Andrea Ferraris
Come già detto per altri dischi anche per gli Edible Woman
capacità degli strumentisti ed una buona produzione annullano completamente
la distanza dalla produzione d’oltre oceano. Non so perché
ma mi sembrava di aver sentito che il disco fosse stato prodotto e registrato
direttamente negli Usa ed invece la mano è quella di Magistrali,
quindi spiegato perché l’impressione da superproduzione mi
era rimasta già dopo i primi ascolti. Suono "american-fracassone"
con tutti i crismi di sorta, a partire dalla batteria aperta a tappeto,
dai bassi taglienti, fino alle dinamiche che ballano e vibrano dove devono
senza schiacciare tutto senza sali e scendi... ma può una produzione
con Magister in piena forma "fare" un disco? No, almeno non in
questo caso, infatti capacità e scrittura sono tutte della band e
non si tratta di una buona confezione per un prodotto altrimenti mediocre,
tutt’altro. Il suono ed il tipo di pezzi mi ricordano molto alcune
cose post-punk del giro GSL, ma nulla di ultradeviante, semmai GoGoGo Airheart,
I Am Spoonbender, Beautiful Skin e Pleasure Forever più nei ranghi,
ma come avrete ben intuito la tastiera non "sta dietro" mentre
la squadra si chiude a catenaccio, anzi, gioco a zona dove il tastierista
fa da punta avanzata. Anche la voce che normalmente è il tallone
d’Achille dei gruppi "paisà" che suonano questo genere
si difende, forse è la cosa più "indie" rock oltre
all’idea melodica che regge le canzoni. Un altro gruppo che forse
aggiungerei al calderone sono i 90 Day Man del periodo di passaggio al cantautorato
neo-prog ma per fortuna gli Edible Woman ancora in preda ai bollori giovanili
(credo... oppure un pizzico di Skin Graft nel background) non risultano
così pallosi come talvolta il gruppo di Chicago ha saputo essere
("e Dio solo sa se gli ho voluto bene"). Arioso, ma tendenzialmente
malinconico, non troppo depresso (quindi sta alla new wave come i gruppi
GSL stanno al dark) ma "vigoroso", come diceva Kojak del Bianco
Sardi. Pur non essendo il mio pane quotidiano non posso che constatarne
l’ottima forgia, anzi a naso dei gruppi tastierosi che girano ora
direi che sembrano quelli più efficaci
Rock It
Un attacco tanto Black Dice da far pensare ad un album di selvaggia
improvvisazione intellettuale. "From a taste of gez" tradisce,
portando la mente un po' oltre quello che è il secondo lavoro degli
Edible Woman. Il resto di "The scum album" rivela infatti uno
studio e un'attenzione alla composizione piuttosto evidente, distante da
certa improvvisazione. Già dalla seconda traccia emerge la minuziosità
quasi artigianale del gruppo, "Nothing" si sviluppa dalla precisa
intersezione delle linee di basso con le martellate misurate e le variazioni
sul tema della batteria, che a momenti sembra trasformarsi in una raffica
esplosiva, il tutto intessuto dalle distorsioni del sintetizzatore. Niente
risulta fuori posto in queste dieci tracce, nulla è casuale, ogni
cosa assolve alla sua precisa funzione. Sonorità aspre e squadrate
che fanno pensare a qualcosa dei Liars, anche se meno tribali e molto meno
ossessivi. Edible Woman è una macchina noise matematicamente testata,
una macchina dalla voce cantilenante e monocorde figlia della ripetitività
industriale. Un'apprezzabile voce post-punk scarsamente propensa all'urlo
che accompagna gli strumenti, senza imporsi sugli stessi e in grado di addolcirsi
all'occorrenza, come in "When stars", dove, accompagnata dal piano,
ricrea un'atmosfera d'oltremanica lievemente nostalgica. Caratteristica
principale dell'album è quindi la precisione nell'assemblaggio, dovuta
anche al contributo di Fabio Magistrali alla produzione, registrazione e
mixaggio, nonché l'attenzione al particolare, come in "Mystic
river", dove vocalizzi black conducono i secondi finali del pezzo.
Dovendoli collocare in una mia personale classifica del periodo, gli Edile
Woman non starebbero al primo posto, ma al secondo o al terzo sicuramente
si.
Sands-Zine
Alfredo Rastelli
Produce al meglio Mattia Coletti per la cui etichetta, l’Ame
Records, e in co-produzione con Psychotica Records e Bloody Sound Records,
esce il secondo disco degli Edile Woman. “The Scum Album”, dopo
il noise’n’roll (definizione che per la band ho sempre trovato
assai appropriato) del precedente “SPARE ME/Calf”, presenta
grosse e grasse novità. In primis, c’è un aumento del
potenziale pop, in seconda battuta un allargamento dello spettro sonoro
(e della strumentazione, con l’aggiunta di batteria elettronica e
synth), e infine una raffinatezza in ordine alla produzione, sempre perfetta,
di Fabio Magistrali, prima sconosciuta nel sound della band. Il disco, è
bene dirlo subito, è una meraviglia, nato sicuramente sulla scia
di assidui ascolti degli ultimi tre/quattro lavori degli Oneida. Nei dieci
pezzi del disco, la band plasma il rock in gioielli pop, con aperture verso
il Canterbury sound (l’ottima voce trasognata, pregevole in when stars,
antonio fazio’s last prayer but one, come nei migliori Rollerball),
incalzanti schegge elettro-synth-pop (from a taste of gez, to a full of
gez) e allucinate atmosfere psichedeliche (solvine everything in a bath).
Rimane, nell’ossatura del quartetto, la struttura rock, ora drummatica
(urlo confuso è dalla parte dei Liars), ora chitarristica (honeyed
words), ora elettro-schizzoide (nothing). Gli Edible Woman hanno attualizzato
il proprio suono ottenendo una forma ibrida di suono elettro/elettronico
qualitativamente altissimo. Questo disco spacca.
Komakino
Paolo Miceli
Dopo oltre tre anni dal precedente eccellente debutto ufficiale
Spare Me / Calf, è finalmente tempo per una nuova uscita degli Edible
Woman, qui supportata da ben tre etichette indie nostrane. - Suppongo questo
possa essere ritenuto il cosiddetto album della maturità: sapete,
no, quel passo nella vita di una Band, dove si è potuta prestare
più attenzione ai dettagli delle composizioni, grazie ad una produzione
più ricca, magari anche in termini di mezzi ed esperienza (mr. Magistrali
sa come farle le registrazioni), così che si possano canalizzare
meglio tutte le energie e raffinare una precedente dirompenza selvaggia.
E questo mi sembra ciò che gli Edible Woman hanno fatto. - Prima
ed ultima traccia sono un flato di techno/breakbeat sperimentale, due false
parentesi pressappoco industriali per Nothing, che sarebbe la vera prima
canzone, di maturi e trascinanti eccessi di line di basso math-rock che
sfociano in spasmi sonici cari a Qualche nome del catalogo d'oltreoceano
Skin Graft rec. - Cmq, When Stars - la traccia che segue, - Vi blocca subito
dal farVi convincere di poter etichettare i restanti 7 titoli, - qui è
il piano a fare da arsenale, caricato di respiri fuzzoni di basso, viscerale,
percussioni potenti, e un buon lavoro di synth, spesso più simile
ad una chitarra in acido che al suo hardware. - Poi Mystic River è
il biglietto di sola andata per essere acclamati come Band campione di un
noise anarchico, - talmente è totale corrosione ed esplosione (gran
lavoro di batteria!). Insomma, assolutamente ad plauso, ancora una volta.
- A maggio sono in tour, controllate le date qui su komakino, - per l'audio,
andate su myspace/ediblewoman.