Interview by Michele Coralli, Altre Musiche
Pur non sentendosi parte di una qualche scena specifica, Anatrofobia, gruppo avantgarde di origine piemontese, sente di essere sintesi di esperienze di diversissima estrazione. Il loro jazz-rock incandescente e iperbolico è denso di rimandi e citazioni. Proviamo con Alessandro e Luca Cartolari (rispettivamente sax alto e basso elettrico) a risalire al bandolo dell'intricata matassa.
Ad un primo ascolto del vostro Le cose non parlano ciò che mi è venuto
in mente sono stati certi umori alla Univers Zero, Doctor Nerve o Curlew,
gruppi legati ad un suono magmatico, nevrotico e stratificato. Quanto hanno
inciso questi gruppi nella vostra formazione musicale? O quali altri?
Alessandro Cartolari I gruppi da te citati non li conosco tranne i Doctor
Nerve, ma ora sono molto curioso di conoscerli. Nella nostra formazione hanno
inciso tanti gruppi, tante musiche, tante esperienze e soprattutto tante prove.
Ho sempre cercato di ascoltare più musica possibile, che potesse riempirmi
il cuore e il cervello, senza farmi problemi di genere.
Una cosa che mi è piaciuta molto nel disco è l'utilizzo discreto (mai
sovrabbondante) dell'elettronica a favore di strumenti suonati. Quanto incide
la post-produzione in un disco di Anatrofobia?
Alessandro Cartolari Il cd lo abbiamo registrato e miscelato nel nostro studio
"Mediaducks" di Perosa Canavese (TO). Abbiamo sempre cercato un suono che
fosse il giusto equilibrio tra un nostro concerto e le opportunità che si
hanno registrando in digitale. Non ci siamo ancora riusciti in pieno, ma l'ultimo
cd è un passo in avanti rispetto al passato. Non mi è ancora capitato di farlo,
ma dal vivo non credo che cambino molto le cose... Luca Cartolari In effetti
nei nostri concerti cerchiamo sempre di trovare un equilibrio tra acustico
ed elettronico. Molti ascoltatori ed amici trovano però che le nostre esibizioni
live siano più comunicative dei nostri CD.
Parlatemi della formazione abbastanza insolita e della storia ormai decennale
di Anatrofobia.
Luca Cartolari Anatrofobia è un progetto musicale nato nel 1990, con l'intenzione
di creare una musica di estrazione popolare personale, fatta di scrittura
e improvvisazione, acustica ed elettronica, tra spontaneità e premeditazione.
Il gruppo diventa un trio stabile a partire dal 1994 con Andrea Biondello
alla batteria, Alessandro Cartolari al sax alto, voce ed elettronica, Luca
Cartolari al basso elettrico ed elettronica. Il trio, da sempre pronto a collaborare
con musicisti dalle provenienze più disparate, ha pubblicato nell'ottobre
2002 il suo quarto CD Le cose non parlano (Wallace Records). Alle registrazioni
hanno partecipato, tra gli altri, due nomi importanti del panorama musicale
italiano: Roberto Sassi (chitarrista di Cardosanto ed MGZ) e Alessio Pisani
(uno dei più quotati fagottisti classici italiani). Con quest'ultimo, in particolare,
Anatrofobia ha incominciato a stringere un rapporto non più occasionale, esibendosi
in diversi concerti e incominciando a costruire un nuovo repertorio. In esso
sono inclusi anche dei brani composti dallo stesso Alessio Pisani, appositamente
pensati per Anatrofobia.
Nelle note di copertina si parla di una maggiore comunicabilità di questo
disco. Come suonava Anatrofobia precedentemente?
Luca Cartolari Le cose non parlano direi che è una sorta di continuazione
di Uno scoiattolo in mezzo ad un'autostrada. Come il precedente è un disco
multiforme e orizzontale, ricco di ospiti e di stili che si sovrappongono,
ma con la maggiore consapevolezza delle radici popolari di Anatrofobia. In
questo sta la sua maggiore "comunicabilità". I nostri primi due CD sono decisamente
diversi. Frammenti di durata del 1997 è stato recensito come un disco di free
jazz gotico, in concreto è frutto del nostro trio dopo anni di prove e concerti.
Ruote che girano a vuoto (1999) ha invece un suono più ambient e psichedelico.
Sono entrambi dischi umorali e compatti: in questo sta il loro eventuale fascino,
ma anche il loro limite.
Sarà una domanda prevedibile, ma mi incuriosisce il nome che vi siete
dati.
Alessandro Cartolari Il nome è stato preso in prestito da una vignetta di
Gary Larson. Una vignetta in cui si racconta la tremenda paura di essere spiati
in ogni momento della propria vita da un'anatra!
Di solito gruppi come il vostro nascono all'interno di una scena musicale
che prende le forme a partire da una realtà culturale ben definita (scusate
la semplificazione...). Come vi siete trovati voi nel Canavese?
Luca Cartolari Siamo molto legati alla nostra regione. Siamo all'imboccatura
della Val D'Aosta e viviamo in una zona geograficamente bellissima. Per quanto
riguarda la scena musicale, mi limito a ricordare che nei nostri primi tre
CD hanno suonato solo musicisti canavesani. Ognuno di loro ha esperienze importanti
alle spalle: jazz, musica classica e contemporanea, rock. Abbiamo sempre desiderato
confrontarci con altri musicisti, altre tradizioni ed esperienze ed in Canavese
ci sono molti musicisti con cui si possono avere scambi e confronti (ma, a
dire il vero, anche gente supponente). E' sufficiente questo per parlare di
scena?
Adesso che avete raggiunto una certa fama in ambito "underground", state
pensando a qualche tipo di collaborazione "prestigiosa", magari con qualche
figura di rilievo internazionale?
Luca Cartolari Come dicevo prima stiamo continuando a collaborare con Alessio
Pisani, fagottista classico dal curriculum "prestigioso". Questo incontro
sarà sicuramente importante per la nostra crescita musicale futura. E' sicuramente
un grande musicista. Spero che possa raggiungere, anche in ambito jazz-rock
la notorietà che si merita.