Anatrofobia

Interview by Giovanni Meli, Jammai

Perché e percome del nome anatrofobia !?
Ale cartolari: nell'estate 1991 (data di nascita del gruppo) il nostro mondo musicale era pieno di cattivoni e ribelli e noi invece pensavamo ad un nome poco "pericoloso", così l'idea di prenderlo da una vignetta di larson.... "anatrofobia" la paura che in qualsiasi momento della vostra vita un'anatra vi stia spiando !!

Genesi degli anatrofobia: esperienze precedenti, tran-tran quotidiano, future aspirazioni...
Ale: io, mio fratello e andrea suoniamo insieme da sempre, anatrofobia per noi è stato un percorso di studio e crescita musicale. Tanti anni insieme per creare e distruggere musica! L'amicizia e la complicità hanno creato una strana forma di famiglia, dove il rigore di certe regole non scritte ci permette di crescere continuamente e di divertirci ad ogni prova.
Luca cartolari: gli anatrofobia da tradizionale gruppo musicale, si è via via trasformato in un collettivo di musicisti di diversa estrazione, con l'obiettivo di unire in maniera creativa scrittura ed improvvisazione. Il nostro terzo cd su cui stiamo lavorando rispecchia questa tendenza, infatti alle registrazioni hanno partecipato gianni trovero alla tromba (ormai parte integrante del gruppo), silvia grosso al trombone, trovero pope alla tuba e alberto occhiena alla marimba oltre al quartetto di "ruote che girano a vuoto".

Il rapporto con il posto da dove provenite (torino e provincia, o - più in generale - una nazione provincia come l'italia...): Fonte di ispirazione, reazione o che altro?!
Ale: torino è una città stupenda e come tutta l'italia non può non essere fonte di ispirazione. Abbiamo la fortuna di non sentirci provinciali pur arrivando da un piccolo paese di 500 abitanti (perosa canavese), anzi questa situazione ci ha permesso di crescere all'interno di una vera cultura "popular".
Uca: credo che l'italia sia un paese fortemente esterofilo non solo in campo musicale. Sarebbe importante valorizzare forme musicali che traggono le proprie radici dalla nostra cultura pur facendo tesoro delle molteplici fonti di ispirazione internazionali.

Che rapporti avete con l'estero!? Esiste forse una scena trasversale/internazionale che vi lega a posti e/o situazioni particolari?!
Ale: non abbiamo nessun rapporto con l'estero, per ora.

Penso che rifuggiate, giustamente, la maggior parte delle etichette/definizioni possibili (avant, free, impro, new, post - qualsiasi cosa...). Ma se proprio vi doveste dipingere e/o affiancare a qualcuno!?
Luca: la nostra è una musica di estrazione popolare che aspira ad unire in maniera creativa scrittura ed improvvisazione, come tale la nostra musica può essere definita un jazz-rock non convenzionale. Per quel che riguarda le affinità con altri gruppi forse è più facile individuarle per chi ci ascolta.

Esiste una inter-disciplinarietà nell'ambito dei vostri interessi e delle vostre aspirazioni...?!
Luca: personalmente traggo ispirazione più dalle forme non musicali che dall'ascolto di musica altrui.. In generale ritengo molto importante l'analisi formale degli eventi che mi circondano.

Differenze sostanziali fra "frammenti di durata" e "ruote che girano a vuoto"!? Al di là dei diversi momenti in cui sono stati registrati, "frammenti" mi era sembrato più scabroso e diretto, "ruote" forse più studiato e pacato...!? Anche se una certa intensità/espressività è tremendamente latente in entrambi...
Ale: "frammenti" è pieno di rabbia e i suoi brani sono esattamente suonati e registrati come in un nostro concerto tra il '95 e il '97. Alcuni pezzi ancora adesso mi stupiscono...eravamo veramente un trio di "invasati"!! "ruote" più che studiato è stato un cd tormentato. Molti brani sono stati cambiati poco prima della registrazione e alla fine è venuta fuori una musica più rarefatta come in un quieto assalto sonoro. Una delle grandi differenze è la partecipazione alla registrazione di mario simeoni che è diventato da quel momento uno della famiglia e che nel nostro terzo lavoro sarà anche autore di due brani. Proprio nel terzo lavoro cercheremo di inserire rabbia e cervello e per questo motivo la scrittura avrà grande importanza, proprio per favorire l'impeto dell'improvvisazione.

Musica come tortura, secrezione, liberazione, espressione, alienazione, che altro?!
Luca: musica come espressione, esercizio mentale e corporeo, una forma di disciplina.

Quali altre covers, oltre a quella dei tortoise, avete in repertorio oppure in mente per il futuro?!
Ale: noi più che fare covers roviniamo pezzi altrui...nell'ultimo cd di prossima uscita le covers saranno "re-person" del pianista bill evans e "west germany" dei minutemen, quindi cose molto diverse tra loro perché diverse sono le forme musicali che ci piacciono e incuriosiscono. Abbiamo lavorato su pezzi della tradizione popolare italiana, su brani dei rova quartet, art ensamble of chicago, wyatt e braxton.

Due fratelli nello stesso gruppo: il concetto di "doppio" che torna e ritorna... Parlateci del vostro rapporto...
Luca: per quanto riguarda il nostro rapporto, direi che è ottimo. Effettivamente il concetto di doppio, nel senso di contrasto più che di replica, è, a mio avviso fondamentale per entrare nel nostro piccolo mondo musicale: scrittura ed improvvisazione, acustico ed elettronica, popolare e colto, ragione e sentimento....

Quanto è importante l'improvvisazione nel vostro modo di comporre e suonare dal vivo!?
Luca: direi che è fondamentale. Anche nei nostri pezzi più scritti la dimensione improvvisativa è sempre latente. L'improvvisazione, però, per noi, non è in contrasto con la scrittura ma ne è il complemento: l'aiuto necessario affinché anche il pezzo più rigorosamente calcolato divenga vivo. La nostra è spesso improvvisazione su regole, variazione su un canovaccio stabilito, interpretazione.

Arti visive, cinema, letteratura che amate e, perchè no?, Hobbies?!
Luca : mi piace andare a vedere mostre d'arte (ultimamente ho visto quella di morandi a torino). Amo molto il cinema (in particola quello fantascientifico) e viaggiare. Ale: mi piace il cinema ed in particola adoro la scena spazzatura anni 80 italiana (banfi, fenech, er monnezza...), Ma mi rendo conto di aver scelto la musica e questa mi occupa molto tempo della mia vita a scapito della curiosità verso le altre forme d'arte.. Poi purtroppo devo anche lavorare..

Ricette e/o soluzioni per una migliore scena italiana, a livello di tutto...
Ale: per quello che riguarda i musici direi che di gente in gamba è piena il mondo, il problema è che nessuno li conoscerà mai !! I locali sono pochi....... Alcuni grandiosi...... Altri se la tirano in un modo vergognoso...sono convinto che a tutti piacerebbe avere il locale sempre pieno ma nella vita bisogna saper rischiare e intuire che la musica non è solo sottofondo o pubblicità di qualche moda del momento. A mio parere ci vogliono meno paranoie dei gestori dei locali, più curiosità da parte di chi ascolta solo musica straniera, meno gelosia tra i gruppi (che tanto siamo già sfigati di nostro), meno banfate dai giornalisti...

Siete forse dell'avviso che la maggior parte dei generi musicali "tradizionali", con l'avvento dell'elettronica in dosi massicce, rischia la stagnazione e l'auto-soffocamento!? Anche qui, ricette e soluzioni, o semplici consigli da parte vostra...
Luca: credo che l'elettronica e l'informatica siano eccezionali miniere sonore e musicali. Ogni nuovo strumento mette a disposizione del musicista soluzioni inedite: del resto, senza il pianoforte non ci sarebbe mai stata alcuna sonata per pianoforte! Direi che i problemi sono altri. Innanzitutto la mercificazione della musica. La musica elettronica, soprattutto quella più semplice, si presta bene all'uso e getta tipico della nostra società. Per creare un brano elettronico di un certo tipo non occorre certo molto tempo. Un secondo problema è quello della standardizzazione dei generi musicali. Più una musica è stilisticamente regolare più facilmente può essere informatizzata. Il suggerimento è quello di una maggiore conoscenza e cultura di questi mezzi, sia da parte dei musicisti sia da parte degli ascoltatori, onde evitare di esaltarsi per soluzioni banali e nello stesso rispettare e favorire chi ha effettivamente qualche cosa di nuovo da dire.

La storia della musica, secondo gli anatrofobia, in cento nomi e/o parole...
Ale: non in ordine di tempo ed importanza.... Stravinsky, rigore, art ensamble of chicago, kina, feldman, sogno, lacy, napalm death, preso benismo, braxton, reich steve, violenza, bach, morricone, rova quartet, pantera, mozart, battisti, cop shoot cop, indisciplina, emozione, dolphy, king crimson, melvins, de andrè, ragione, corno, sti cazzi l'avanguardia, allo sfascio...e direi di smetterla!

Cos'è che più vi fa ridere / pensare / incazzare / commuovere al giorno d'oggi?!
Ale: una società che favorisce l'ignoranza e l'inconsapevolezza.

Con chi vi piacerebbe collaborare e/o suonare dal vivo?! Ovvero, se doveste formare un supergruppo estemporaneo, chi chiamereste a suonare con voi ...?! Sia fra i vivi che fra i morti...
Luca: seriamente siamo sempre in cerca di nuove collaborazioni, che ci stimolino sia nello scrivere che nel suonare musica. Del resto il nostro prossimo disco è pieno di ospiti. Siamo in contatto anche con il fagottista alessio pisani, con cui ci piacerebbe suonare. Nella fantasia mi piacerebbe conoscere stravinsky , che finalmente mi convinca di smetterla! Ale: mi piacerebbe suonare con tomas haake alla batteria, robert fripp alla chitarra ma soprattutto giocare a calcio con valentino mazzola e maradona!

Ultimi ascolti fatti e concerti visti...
Ale: in ordine di tempo, ieri sera ho visto il duo simpaty a perosa durante la festa del paese, questa estate ho visto anche i kocani ciuchi come delle biscie a torino...ascolto tantissima musica...ultimo disco comprato "aghora" luca :ho visto i tamburi di tokio a torino....ho comprato "ovo" di gabriel e gli arditti string quartet.

In breve, per quali arcani motivi la gente dovrebbe venirvi a vedere in concerto o comprare tutti i vostri dischi?!
Luca: perché siamo più interessanti di neck ma molto meno di varese!
Ale: perché non credo che la nostra musica sia difficile o incomprensibile, anzi.