Interview by Christian Verzelletti, Mescalina
Ci siamo fatti una bella intervista con i fratelli Alessandro e Luca Cartolari, rispettivamente sax e basso (e non solo) degli Anatrofobia. Anche questa volta ci siamo voluti dilungare in un botta e risposta direttamente proporzionale alla quantità di direzioni della musica del gruppo piemontese
Comincio col chiedervi della vostra storia, perché mi
sembra che gli Anatrofobia ormai ne abbiano una loro, con quattro cd
Ale: Anatrofobia è un progetto musicale nato nel 1990. Il trio stabile
a partire dal 1994 è questo: Andrea Biondello: batteria; Alessandro Cartolari:
sax alto, voce ed elettronica; Luca Cartolari: basso elettrico ed elettronica.
Il terzetto pubblica il primo cd "Frammenti di durata" nel Dicembre
1997 per la prestigiosa etichetta jazz C.M.C. di Torino. Nell'inverno del 1998-99
si aggiunge al terzetto Mario Simeoni (Ex-Enten Eller) con i suoi flauti, sax
tenore, melodica ed altri tubi sonori. Tra il Febbraio e il Marzo del 1999 gli
Anatrofobia registrano il secondo CD "Ruote che girano a vuoto" distribuito
da Audioglobe. Nell'estate del 2000 viene registrato il terzo lavoro: "Uno
scoiattolo in mezzo ad un'autostrada", il primo completamente curato e
mixato dai fratelli Cartolari a Perosa Canavese nello studio Mediaducks e pubblicato
nell'Aprile del 2001 dalla giovane ed attiva etichetta Wallace Records. Il CD
raccoglie l'unanime consenso ed entusiasmo della critica specializzata, aggiudicandosi
il "Premio Darwin 2001". A partire da questo terzo CD, il trio originario
si apre con entusiasmo a diverse collaborazioni; continua quella con Mario Simeoni
(che si conclude solo nel settembre 2002), ma ad essa si aggiungono molte altre
tra cui quella con il trombettista di estrazione classica Gianni Trovero, il
fagottista Alessio Pisani e il chitarrista Roberto Sassi. Il quarto CD "Le
cose non parlano" (Wallace Records) viene pubblicato nell'ottobre 2002.
E, nonostante tutto questo (!!!), siete un gruppo ancora di nicchia,
non che sia necessario arrivare per forza al grande pubblico
la prima
volta che ci siamo sentiti, mi dicevate che più che degli emergenti,
vi sentivate dei sub
Ale: Sì, dopo 12 anni di musica, prove e sacrifici è difficile
sentirsi un gruppo emergente!! Stiamo percorrendo un nostro percorso, tutto
qui. Amiamo il fatto di suonare insieme; è una parte della nostra vita,
quindi non è possibile rinunciarci.
Credo sia parecchio difficile fare del jazz strumentale da noi,
per di più in una maniera affatto classica, creando strutture ardite
e complesse, che vanno oltre lo stesso jazz.
Luca: Proporre la nostra musica è sicuramente difficile. Anche se abbiamo
suonato ormai in molti posti in Italia, conoscendo tante persone veramente disponibili
nei nostri confronti. La difficoltà maggiore però mi sembra che
sia dovuta al fatto che siamo un pò poco o troppo di molte cose. Siamo
un gruppo di musica popolare, con musicisti di estrazioni diverse, per lo più
non professionisti e provenienti dai percorsi più improbabili, ma nello
stesso tempo anche amanti di forme musicali "concettuali". La musica
che ci interessa è tanta. Forse troppa. Così come le tecniche,
gli idiomi, le culture musicali. E' per noi fondamentale avere un proprio linguaggio,
curarlo, farlo crescere, ma senza aver paura di confrontarci e conoscere e ripartire
da zero. Infine non bisogna proprio dimenticarsi che certe musiche hanno in
assoluto poco spazio e poco pubblico anche per musicisti professionisti e di
livello internazionale.
Mi sembra che il vostro approccio vi porti a mescolare l'avanguardia
con la musica popolare e anche con il progressive e l'hardcore. Voi come la
vedete?
Luca: Quello che dici mi sembra vero. Da una parte vogliamo tenere ferme le
nostre radici, dando per scontato che anche le proprie radici devono essere
scoperte ed ammesse (cosa non facile però). Dall'altra siamo dei curiosi
e quindi non ci spaventa provarci. Mi dispiace molto quando grandi nomi, per
esigenze non certo artistiche, chiudono le porte del possibile e finiscono con
il fermarsi. Noi siamo fortunati dal poterci permettere un'approccio alla musica
da amatori. Come dire: "disinteressato". E' una nostra caratteristica:
limite e forse pregio.
Nel disco appena uscito, "Le cose non parlano" mi è
sembrato che ci sia una vicinanza maggiore con certe cose di Henry Cow.
Luca: Mi fa molto piacere questo accostamento, anche se penso che, se c'è
una vicinanza, è del tutto casuale.
E forse anche con il movimento "Rock in opposition"?
Ale: Ci hanno già parlato di questo movimento, ma ammettiamo la nostra
ignoranza non sappiamo di cosa si tratti in verità !!
vista la vostra curiosità, urge un aggiornamento
comunque penso a titoli come "Crearono un deserto e lo chiamarono
pace", "Il re non tornerà" e "Propaganda (vote with
a bullet)", non posso fare a meno di vedere nella vostra musica un significato
politico.
Ale: Noi siamo la nostra musica ... Nel bene e nel male il mondo che ci circonda
entra nel nostro modo di far musica e nei titoli dei nostri brani ... Ma se
volessimo parlare di cosa pensiamo politicamente ci vorrebbe tanto spazio e
tempo ...
Ok, vorrà dire che ne parleremo a porte chiuse
però, mi sembra che avete sempre immesso nella vostra musica un concetto
di resistenza: per esempio, penso al coro alpino in "Caduti in libertà".
Ale: Quando ho sentito cantare il Coro Baiolese per la prima volta, ho sentito
i brividi scendere lungo la schiena. Ho provato nel mio piccolo a scivere un
brano che potesse sfiorarne l'intensità ... ho dei bei ricordi di quel
brano che ormai da tempo non facciamo dal vivo ... il concetto di resistenza
è per me fondamentale nella vita.
In fondo anche il precedente "Uno scoiattolo in mezzo ad
un'autostrada" esprimeva un disagio interiore, ma anche politico
Luca: Un certo fastidio verso diverse forme di ipocrisia, di superficialità,
di falsità, credo che trapeli da sempre dalla nostra musica. Credo che
ogni forma di rigore, sia già una presa di posizione, un modo di scegliere
con coerenza una strada. Speriamo che la nostra musica, pur con i suoi limiti
evidenti, sia una testimonianza di una forma di rigorosità.
"Le cose non parlano" si apre con l'uso della voce,
cosa abbastanza inconsueta per voi
Luca: Discograficamente è la prima volta, anche se la voce trapelava
mascherata già nel brano "Legatura in pelle" di "Ruote
che girano a vuoto". Alessandro è stato a lungo cantante oltre che
sassofonista. Tutti i primi brani di Anatrofobia erano cantati ... Poi pian
piano siamo diventati un gruppo strumentale, senza però alcuna scelta
premeditata. Da tempo volevamo scrivere una canzone e finalmente ci è
venuto naturale farlo in un disco dal titolo "Le cose non parlano".
Più che altro ci sono più chitarra elettrica e
programming, come siete arrivati a questa scelta?
Luca: Per quanto riguarda l'uso della chitarra tutto nasce dall'aver conosciuto
magnifici chitarristi come Roberto Sassi e Alberto Biroli. Con il primo in particolare
è nata una collaborazione che ancora continua fruttuosamente. Per quanto
riguarda l'elettronica anch'essa è un retaggio storico del gruppo. Ci
siamo sempre interessati all'informatica musicale e alla sua interazione con
l'esecuzione live. Volevamo e tuttora vogliamo cercare di trovare una nostra
sintesi tra acustico ed elettronico, suonato e programmato.
E dal vivo? Ricreate gli stessi effetti di programmazione o lì
vi dedicate più all'improvvisazione?
Luca: Dipende un pò dai periodi e dai nostri interessi del momento. In
ogni caso fino ad ora il live ha rispecchiato maggiormente le nostre intenzioni
musicali.
Immagino che un vostro concerto sarà qualcosa di piuttosto
disturbante
come lo recepisce il pubblico?
non credo sia semplice
da seguire e vi sarete trovati ancora con un pubblico "non preparato"
Ale: Suonare i nostri brani dal vivo è la cosa che più mi piace.
A volte siamo bravi, a volte meno, penso che spesso il comportamento del pubblico
dipenda anche da questo. Abbiamo trovato situazioni di tanti tipi: dalla sala
piena e contenta a quella vuota e infastidita...
Nelle note all'interno di "Le cose non parlano" avete
scritto che per questo cd vi siete proposti di "evitare certe lungaggini,
essere più diretti e comunicativi". Ovvio che questo non vuol dire
semplicismo o men che meno orecchiabilità, cose che sono ben distanti
dalla vostra proposta (ed è un bene!)
credo piuttosto che si percepisca
una maggiore compattezza, meno improvvisazione e più unità nell'insieme
sonoro e nel suo svolgersi
Ale: Stiamo cercando di migliorare. L'improvvisazione ha molta importanza, ma
ci piace anche curare le parti scritte, quindi la crescità sarà
più lunga, ma ci sarà. In questo momento siamo spinti a curare
molto le melodie e l'incontro con Alessio Pisani(fagottista) ci stimola in questo
senso. Ma ci piace anche il controllo del rumore che pian piano diventa suono
...
Avete lavorato diversamente per "Le cose non parlano"
rispetto ai dischi precedenti?
Ale: "Le cose non parlano" è stato il cd con il lavoro più
lungo di studio tra riprese, missaggio e la gestione degli ospiti.
Vi occupate anche della parte di produzione e di missaggio?
Ale: Ci occupiamo di tutto quello che riguarda la registrazione e missaggio
del cd, compreso l'editing digitale. L'unica cosa che non facciamo sono le copertine
e la stampa vera e propria.
Ma quanto è importante per voi questo disco? A me sembra
che possa avere un peso diverso, maggiore rispetto agli altri
Ale: Questo è il nostro cd più bello. Non lo dico così
per dire, ma penso seriamente che questo sia il cd migliore che fino alla scorsa
estate noi potessimo registrare. Questo non toglie che la strada è lunga
...
Anche in questo cd ci sono degli ospiti, come la tromba di Gianni
Trovero, il fagotto di Alessio Pisani, la chitarra elettrica di Roberto Sassi.
Insomma, un discorso che continua ad aprirsi e ad aumentare ogni volta
Luca: In Anatrofobia stiamo mettendo dentro tutte le nostre forze ed esperienze
musicali. Inoltre per noi gli ospiti non sono quasi mai occasionali. L'ospite
si deve sentire parte integrante del gruppo con tutta la sua spinta musicale
e creativa. Questo vale in particolare per Roberto ed Alessio, con cui stiamo
raffinando ulteriormente il repertorio.
E chi è il Signor K? Centra qualcosa Kafka?
Luca: K è ovviamente un mistero anche per noi...!!! Anche se attualmente
si è preso una lunga vacanza da Anatrofobia e non si sa se ritornerà!
I più curiosi lo possono comunque trovare tra i "Compagni di strada"
del nostro sito Web.
E che strumento è l'ancia di Simu?
Luca: E' un flauto ad ancia tunisino regalato a K da una certa Simu J.
Uscendo un po' dal discorso del vostro percorso interno come
band, posso chiedervi come va a un livello più esterno come distribuzione
e vendite?
Luca: Premesso che siamo contentissimi del lavoro svolto da Audioglobe ed ovviamente
da Mirko/Wallace, non è che vendiamo proprio palate di dischi.... La
verità è che su questo fronte non abbiamo proprio alcuna aspettativa.
Quindi tutto ciò che viene è un piacevole "di più.
Quante soddisfazioni e quante porte chiuse avete trovato in tutti
questi anni?
Luca: Ci sentiamo molto fortunati! Abbiamo una passione, la coltiviamo con serietà.
Desideriamo ancora migliorarci ... Direi che questo è decisamente ciò
che c'importa.
Dovendo mettervi in una categoria, cosa che mi è successa
per esempio per inserirvi nei criteri di ricerca del nostro sito, vi ho inserito
nel jazz, ma mi rendo conto che questo è molto limitante per voi ed è
un genere forse anche troppo statico e conservatore per dire della vostra musica
Luca: E' vero quello che dici sul Jazz. E' veramente un paradosso. Oggi la musica
che fu di John Coltrane, Sun Ra, Albert Ayler ... è diventata "Accademica"!!!
E' veramente un peccato!!! Credo che però a saper ben guardare e lasciando
perdere le vecchie etichette nella musica improvvista ci siano ancora molte
novità e musicisti enormi. Per rispondere meglio alla tua domanda, direi
che la nostra musica più che jazz sia una forma di musica popolare che
aspira ad essere espressiva: in cui improvvisazione e struttura, acustico ed
elettrico/elettronico cercano di convivere e di alimentarsi a vicenda. Questa
nostra cosa spesso è detta Rock, Jazz ... JazzRock ...
Mi chiedevo che tipo di pubblico avete, ammesso che si possa
parlare di un "vostro pubblico"
Luca: Mi sembra che la maggior parte delle persone che vengono ai nostri concerti
siano persone interessate al nuovo Rock indipendente internazionale e nazionale...
Una curiosità: ma poi che musica ascoltate?
Luca: Di tutto decisamente! Dalla classica al rock al Jazz all'elettronica.
Dalla musica più complessa alla più semplice. I musicisti che
amiamo sono veramente tantissimi ... Odiamo le classifiche di genere, i miti,
la commercializzazione ad ogni costo ...
dai sbottonatevi un po e fatemi qualche nome, magari
mi suggerite qualcosa su cui devo aggiornarmi anchio
Ale: Alice Coltrane, Botch, Massive Attack, Julia Wolfe, David Lang, Michael
Gordon ... questi sono gli ultimi musicisti di cui ho comperato un cd ...
Finisco tentando di tirare un po' le fila, dicendo che la vostra
musica ha un effetto destabilizzante, qualcosa che disturba e che interroga
allo stesso tempo, che chiede di essere capito, ma che non ha una chiave di
lettura unica e disponibile, anzi
Ci azzecco?
Luca: Grazie, prendo decisamente come un complimento le tue parole ... Un pò
imbarazzato aggiungo che forse cerchiamo di mostrare semplicemete il nostro
amore per la musica ed il suo mistero. Ancora grazie per questa bella intervista