Anatrofobia

Interview by Donato Zoppo, Movimenti Prog

Il 3 novembre al CSA Depistaggio di Benevento si esibirà il trio torinese, assai apprezzato dalla critica per l’audacia e la complessità del sound
Free jazz, ricerca sonora, provocazione e spiritualità: arrivano gli Anatrofobia
Non è semplice parlare degli Anatrofobia. Sicuramente per la difficoltà della proposta artistica, che si accosta tanto a certe coordinate free-jazz quanto alla ricerca di area colta ed elettronica, e che piace tanto agli appassionati del panorama alternativo italiano, quanto ai cultori di quello spirito progressive che animava i migliori King Crimson, Henry Cow e Soft Machine. Ma anche per ciò che questa musica comunica: caos e ordine, turbolenze e silenzi. Il titolo del nuovo disco, "Brevi momenti di presenza", è eloquente; la definizione che i tre usano per la propria formula, "tesa musica marginale", è un manifesto programmatico chiaro ed efficace. Il trio torinese suonerà sabato sera al CSA Depistaggio in occasione della rassegna "October Jazz": incontriamo Alessandro Cartolari, sassofonista e portavoce della band, alla vigilia dell’atteso concerto, che il radio show Rock City Nights trasmetterà in diretta radio dalle 22.30.

Estate 1990: nascono gli Anatrofobia. Estate 2007: esce il vostro sesto album "Brevi momenti di presenza". Come sono cambiati gli Anatrofobia nel corso di questi 17 anni?
Anatrofobia è un trio musicale che è nato dal bisogno di condividere una creatività comune di persone vicinissime tra loro (siamo due fratelli e un vicino di casa). L’amore per la musica e per il mistero che si nasconde dietro ad essa ha fatto il resto in questi 17 anni. Un amore caratterizzato da tanti sacrifici ma che ci ha anche regalato tante soddisfazioni, non ultima quella di poter ancora oggi suonare la nostra musica davanti a persone diverse ed incuriosite. In questi anni le ragioni che ci hanno spinto e suonare sono le stesse che ancora oggi viviamo ogni settimana: vera passione e piacere di suonare insieme.

Presentiamo il vostro nuovo disco: il trio fondatore (tu, tuo fratello Luca e Andrea Biondello) resta immutato, in più i recitativi sono a cura di Nazim Comunale. In cosa si differenzia questo sesto album dai precedenti?
Credo che "Brevi Momenti di Presenza" sia un passo in avanti guardandosi alle spalle. Dopo "Tesa Musica Marginale" abbiamo pensato che per poterci spostare in avanti nel nostro percorso musicale, avremmo dovuto togliere piuttosto che aggiungere e quindi ci siamo concentrati sul trio, da sempre nucleo del nostro suono. Sapevamo che l’attività costante settimanale del trio avrebbe potuto aiutare a far crescere il nostro linguaggio improvvisativo e in particolare l’integrazione del crescente lato informatico.

L’album è costituito da un’unica traccia, un vero e proprio flusso di suono: com’è nato questo brano?
"Brevi Momenti di Presenza" è la registrazione di un concerto avvenuto nel nostro studio senza pubblico, la scorsa primavera. La divisione in brani ci sembrava inutile, perché volevamo suggerire diverse suggestioni all’interno di unico continuum sonoro, cercando di togliere tutti i momenti musicali che non fossero essenziali per il nostro scopo. Dal vivo ci sembrava funzionare quindi abbiamo deciso di ripetere la stessa cosa senza nessuna sovraincisione in studio.

Brevi momenti di presenza. Nella vostra musica in studio si percepisce bene l’apporto dell’improvvisazione, ma si sente anche che le dita non si muovono a caso. Nel vostro caso qual’è rapporto tra la scrittura e la composizione estemporanea?
Cerchiamo continuamente un equilibrio tra scrittura ed improvvisazione, questo è il nostro linguaggio da sempre, e pensiamo che come il rapporto tra acustico ed elettronico sia uno dei rapporti chiave della musica del nostro tempo. Sappiamo anche bene che potremo continuare ad approfondire questo rapporto per tutta la vita e sempre ci saranno aspetti che noi non riusciremo neppure a sfiorare. La nostra musica però è figlia di queste tensioni tra forze antagoniste (scrittura-improvvisazione, acustico-elettronico, silenzio-suono, caos-ordine), questa è la nostra dimensione.

Inquadrare gli Anatrofobia è un problema: a Benevento vi esibirete in una rassegna jazz, ma suonate tranquillamente in ambiti colti e rock. In che ambiente sentite di esprimervi con maggior efficacia?
Noi suoneremo sempre in tutti gli ambienti dove si abbia voglia di "ascoltare musica", una musica certo non di intrattenimento e non di sottofondo. Abbiamo suonato ovunque in questi anni e la differenza alla fine è la tua capacità di sapere comunicare ed emozionare e la capacità del pubblico di lasciarsi portare via dalla musica senza pregiudizi e categorie. Al Csa Depistaggio di Benevento abbiamo già suonato e ci siamo sempre trovati benissimo anzi colgo l’occasione per ringraziarli ancora una volta.

Avete "segmenti" di pubblico diversi, quanto vi arricchisce questa diversità?
Nel nostro piccolo questa eterogeneità ci arricchisce tantissimo. Tra l’altro in questi anni questa situazione ci ha dato modo di conoscere realtà fantastiche italiane che resistono malgrado le politiche culturali del nostro paese. Persone che per pura passione resistono e cercano in diverse realtà di andare avanti, cercando di aggregare e di far emergere localmente, se non a livello nazionale, le tantissime potenzialità creative del nostro territorio. Non dimentichiamo che tutte queste proposte hanno poi sempre bisogno di un pubblico e di un sostegno vero, ogni volta che decidiamo di ascoltare o non ascoltare un concerto, comperare o non comperare un libro facciamo questa scelta.

Cosa proporrete al pubblico beneventano sabato sera?
Il concerto di sabato è dedicato all’opera "Faust" di Goethe. Prendendo spunto dalla "Sinfonia di Faust" che compose Liszt a metà 1800 abbiamo creato una nostra versione che tenga conto di alcuni spunti tematici dell’opera e la sua divisione in quattro movimenti per dar vita ad incontro/scontro tra musica improvvisata/struttura ed acustica/elettronica. Abbiamo scelto questa strada perché l’opera originaria ci piace molto e credo che la nostra sia una versione visionaria , con uno sguardo sul rapporto tra uomo e tecnologia.