Anatrofobia

Interview by Massimiliano Zambetta, Uozap

Uno scoiattolo in mezzo ad un'autostrada è il titolo dell' ultimo lavoro degli anatrofobia. Nella loro musica c'è spazio per il jazz, la musica popolare (compreso l'accenno di un canto partigiano) e quella di sapore più etnico; poi, nello spazio di un brano, diventa sfuggente: l'improvvisazione, la sperimentazione, fino a echi bandistici, marcette sbilenche. Questo gioco di continui rimandi rende il lavoro godibile nella sua interezza e nella sua complessità, senza annoiare, senza apparire mai cacofonico, mantenendo l'ascoltatore sempre vigile e in guardia, evitando però di spaventarlo; mascherando abilmente la complessità di una struttura, ma facendo in modo che non appaia scontata. Nella loro strumentazione c'è spazio per un basso elettrico, sax alto e tenore, flauto, basso tuba, tromba, batteria, fino a un campionatore, una marimba e a un basso con le corde di silicone. Nelle loro teste molte idee e molte belle intuizioni, non solo musicali.

Sulle note di copertina del cd c'è una dichiarazione di impossibilità a definire la vostra musica: parli di scrittura e improvvisazione. In che modo riuscite a conciliare le due cose? In quale pezzo l'una ha prevalso sull'altra?
Luca cartolari: in effetti scrittura ed improvvisazione sono in simbiosi nella nostra musica. Si passa da un brano come john chowning e le regole del caso, in cui tutto è scritto, addirittura programmato, a brani più vicini all'improvvisazione popolare (vedi uno scoiattolo...). Direi che comunque questo terzo disco ha delle strutture più articolate rispetto ai nostri precedenti lavori.

Cosa ha portato a questo cambio di approccio?
Luca:innanzitutto la curiosità, l'amore per la musica, lo studio... Ma non direi che l'approccio è cambiato, piuttosto si è evoluto... Si è maggiormente articolato. Riusciamo a mettere meglio a fuoco le nostre idee. Ma c'è ancora un salto molto grande tra ciò che abbiamo in mente ed il risultato finale... Per fortuna, aggiungerei.

Peccando di presunzione, volendo mettere io un po' d'ordine nella vostra musica, direi che nelle parti scritte si può azzardare il nome di frank zappa, mentre in quelle più improvvisate c'è un bel po' di musica popolare: quanto c'è di sbagliato in questa definizione e cosa manca per creare un quadro completo?
Ale cartolari: onestamente frank zappa lo conosciamo poco o niente [ops!], Mentre la musica popolare ci piace molto; per quel che riguarda le influenze che intervengono nel nostro modo di scrivere ed improvvisare il discorso è diverso. Penso che per tutti noi la vera influenza arrivi dal modo di suonare degli altri anatroccoli. Conoscere le nostre potenzialità e anche i nostri grandi limiti ci spinge ad una continua ricerca di miglioramento. In 11 anni di gruppo sono stati andrea, luca e k la vera energia che mi ha spinto a scrivere e suonare.

E gli altri musicisti che ruotano attorno al progetto come sono stati coinvolti?
Luca: ovviamente alla base delle diverse collaborazioni ci sono affinità umane e musicali. Andrea biondello, batteria e percussioni, è con noi da sempre, batterista dallo stile personalissimo ed amico fraterno. Il signor k, sax e flauti, in passato ha militato in un grande gruppo jazz eporediese, gli enten-eller , ormai di livello internazionale. Gianni "wolf" trovero è un trombettista di formazione classica, molto incuriosito dall'improvvisazione, con all'attivo una quantità incredibile di esperienze.

La musica che "fermate" su cd è in qualche modo figlia del periodo nel quale registrate? E quando considerate compiuto un brano, chi dice: va bene così?
Luca: sicuramente la musica del nostro cd è legata a condizioni anche contingenti di un particolare periodo. Inoltre, dato che nei nostri brani c'è molta improvvisazione, non ci sarà mai una versione definitiva. Infine, amiamo ritornare ciclicamente sugli stessi pezzi riarrangiandoli, facendoli crescere e sviluppare con la nostra evoluzione.

Qual è il motivo che vi ha portato a registrare tre dischi per tre etichette diverse e come siete arrivati alla wallace di mirko spino?
Ale: frammenti di durata è uscito nel 1997 per la celebre c.m.c di torino (art-studio, actis dato quartet, enten-eller), che poi, tra incomprensioni e pasticci con i soldi, si è sciolta. Con la zzz di torino ci siamo trovati bene, anche se penso fossimo un poco fuori luogo (ma dove non lo siamo?). Mirko invece ha sempre manifestato buon interesse nei nostri confronti, quindi abbiamo deciso di affidargli lo scoiattolo. Mirko si sbatte parecchio ed è una persona seria e rigorosa.

Quali sono le vostre normali occupazioni, quanto tempo sottraete alla musica, com'è la vostra giornata tipica il giorno dopo un concerto?
Ale: cerchiamo di dedicare più tempo possibile alla musica come gruppo e come singoli musicisti. Lavorando tutti, il tempo è poco, ma siamo sempre riusciti a mantenere grande continuità ed impegno. Io e mio fratello abbiamo una società (mediaducks s.n.c.) Che si occupa di informatica-multimediale e di registrazioni digitali (nello studio mediaducks è stato registrato il nostro ultimo lavoro). Andrea è un educatore, k è un operatore scolastico, wolf fa il dentista. Il giorno dopo un concerto è come dopo una finale di coppa: stanchi e contenti, convinti di avere dato il massimo, in attesa della prossima fina