Interview by Il Bello di Bologna
Se entrate nel sito ufficiale dell'etichetta discografica che promuove il lavoro di a short apnea ovvero www.wallacerecords.com la battuta d'inizio per presentare questa band "anomala" per l'universo musicale italiano dice: "gli short apnea sono un trio, ma potrebbero essere una moltitudine..." Ed effettivamente il brano è calzante a ciò che questa band trasmette durante le esibizioni live. La moltitudine di cui si parla non riguarda solo la possibile ed eventuale partecipazione di altri musicisti, ma l'insorgere violento ed irrefrenabile di una "moltitudine" appunto di nuove sensazioni, scatenate dall'intenzione dei tre membri del gruppo di creare una sorta di ponte sonoro ma meglio sarebbe dire sinestetico dove il ruolo esecutore-ascoltatore viene definitivamente soppiantato. Da qui l'esigenza di "appoggiarsi" in passate esperienze a un apporto visivo dove l'immagine, la visione e la sinergia fra le sonorità elaborate in progress costruissero una nuova "scala di emozioni" stimolate dall'ascolto e dalla visione di un unicum fatto di una ricerca musicale in cui non esistono barriere fra progressive, post rock, free jazz, avanguardia e una suggestiva elaborazione visiva. Proprio l'esigenza della band di non avere barriere ma al contrario nuove possibilità di esplorazione ha permesso all'ultima loro produzione intitolata "illu ogod ellat rhagedia (ustrainhustri)" di divenire una sorta di nuovo archetipo del work in progress dove mescolare improvvisazioni collettive ed elaborazioni sonore catturate in una dimensione spazio temporale indefinibile. Ciò che emerge ad un primo ascolto, ma soprattutto alla visione di una loro performance live è la combustione sinestetica che si crea tra il palcoscenico e la platea, tra le provocazioni sonore e l'aspettativa di una visione che viene data in un secondo momento, ovvero nell'istante in cui il rapporto fra i due opposti si crea in un crescente comunicativo. La trasmissione emotiva risulta essere così la prima chiave di lettura per potersi addentrare in una dimensione "altra" fatta di forti suggestioni e di una raffinata ricerca dell'emozione mentre una "sofferta" polisonorità racchiude l'insieme in una esperienza sempre diversa e stimolante. E la crescente emotività di ritorno viene codificata anche da una narratività sommersa ma presente che coordina l'intera esecuzione mentre lo spettatore coinvolto attende, in un continuo corto circuito di rifrazioni visive interne, di potersi addentrare in una nuova dimensione del suono dove interagire e riconoscere le emozioni trasmesse.
E' capitato
in passate vostre esibizioni che vi appoggiaste anche a interventi visivi,
in che modo e perché avete scelto questa combinazione?
La prima esperienza dal vivo per a short apnea è stata il progetto
rev (r. Elettrovisive), una serie di performance dove l'elemento visivo
- artistico era parte fondamentale dell'esibizione; si trattava di una
serie di proiezioni di elaborazioni artistiche effettuate e proiettate
in tempo reale durante le esibizioni; come se le immagini facessero da
commento alla musica e, viceversa, la musica commento alle immagini, una
situazione in cui musica e arte visiva risultavano assolutamente complementari.
La scelta in quel caso era la conoscenza diretta con l'artista, maria
mesch, e la stima reciproca a livello artistico; è stato un procedimento
naturale il fatto di creare un progetto del genere, e soprattutto ci sembrava
che, pur agendo in campi differenti, l'approccio verso gli elementi utilizzati
fosse simile e quindi predisposto ad una interazione; utilizzare materiali
tra i più disparati per creare delle forme o prendere un rumore,
un suono, anche il rumore di un frigorifero, e dargli un ruolo in musica
sono cose non poi così distanti
Credete
in una nuova forma di produzione musicale trasversale alla produzione
artistica in cui entrambe possano attingere l'una dall'altra?
Non penso che sia possibile definirla nuova, visto che in anni passati
parecchie sono state le esperienze dirette in questo senso, però
certamente è una forma che ha bisogno di essere portata avanti,
magari in modo differente, e magari il nuovo può scaturire proprio
da un differente approccio nell'unire produzione musicale e produzione
artistica, ....non basta suonare in una galleria d'arte (come ci è
capitato di fare) o farsi disegnare la copertina da un'artista; forse
sarebbe più utile creare musica come se si stesse dipingendo un
quadro o viceversa.......
Continuerete
a realizzare interventi musicali dove l'aspetto performativo troverà
sempre più spazio o considerate tali esperienze un "momento
sperimentale" della vostra carriera?
La nostra intenzione è sicuramente di integrare sempre di più
in futuro l'aspetto performativo, anche se per il momento per problemi
più organizzativi nostri e di tempo abbiamo momentaneamente lasciato
un po' in disparte; quello che ci piacerebbe sempre di più è
suonare in ambienti diversi da quelli canonici dedicati alla musica, e
creare e interagire in base alle caratteristiche dello spazio stesso.