Interview by Davide Chicco, Compost
Eccoci qui con gli Enfance Rouge, il nome d’un affascinante trio dentro il quale lavorano Francois Cambuzat (voce, chitarra), Chiara Locardi (voce, basso) e Jacopo Andreini (batteria, ottoni). Scambiamo quattro battute con Chiara e Francois nell’attesa di vederli nuovamente a Genova.Raccontateci qualcosa di voi. Come vi siete conosciuti Chiara e Francois?
Come avete iniziato a suonare insieme?
Ci siamo incontrati nel 1989 ad Ackerstrasse, Berlino-est. Poi la
voglia di viaggiare, di imparare e siamo andati a vivere in Tunisia.
Prima avevamo abitato a Londra, New York, Berlino, Amsterdam, Roma, Amburgo,
etc. Le nostre basi durano da 1 a 3 anni. Quello che ci interessa e’
vivere con le persone, imparare la loro lingua…abbiamo mangiato di tutto,
bevuto di tutto, ascoltato e suonato di tutto dappertutto. La musica
e’ legata a questa inquietudine geografica e non sapremmo fare a meno
di entrambe.
La vostra esperienza e’ partita nell’ormai lontano 1993.
Quattordici anni dopo cos’e’ cambiato rispetto agli inizi? Avete
conservato lo stesso entusiasmo degli inizi? Com’e’
cambiata la scena indie intorno a voi invece?
L’Enfance Rouge e’ un gruppo di cosi detto “avant-rock”,
una definizione che non vuol dire altro che un spiccato piacere per la sperimentazione,
dalla composizione all’improvvisazione. I nostri concerti sono
fisici e rischiosi, composti come selvaggi. Abbiamo, rispetto all’inizio,
sviluppato un certo senso della trance che scorre lungo i pezzi... Quello
che ci piace moltissimo del rock e’ l’aspetto shamanico del concerto,
del tipo “siamo noi a condurre la danza”. E’ fondamentalmente
una musica semplice con un fascino estremamente forte. Dall’inizio,
siamo quel che si dice in francese “des enculeurs de mouches”
(trad: inculatori di mosche, ndr) , e non abbiamo bisogno di pubblicare
qualsiasi cosa per organizzare le nostre tournee o soddisfare il nostro ego.
Viviamo totalmente della nostra musica, rimanendo liberi e totalmente
padroni delle nostre produzioni. Vendiamo o accordiamo delle licenze, in Italia
e all’estero, senza firmare nessun contratto che ci lega a lungo termine
senza garanzie. Confessiamo di non comprare più dischi rock da almeno
sette anni, anzi l’ultimo e’ forse stato “Spiderland”
degli Slint. E questo per vari motivi: o i nostri vari amici europei
ci masterizzanno tutto quello che può interessarci, o da musicisti
siamo diventati veramente troppo analitici. Per farti capire, ascoltare ora
i Sonic Youth e’ per noi come essere fan dei Beatles negli anni 80,
ovvero vent’anni dopo. Si può essere affezionati, ma e’
difficile riconoscere loro freschezza e modernità. Gli unici dischi
che compriamo sono quelli difficilmente reperibili, soprattutto in Italia.
Hamza el Din, Munir Bachir, Abd el Wahab, Mokhtar al Saïd, Abd el Gadir
Salim, Sheikh Ahmad al-Tûni, come la Rembetika o l’incredibile
serie “Les Ethiopiques”. Insomma ascoltiamo soprattutto musica
che non ha niente a che vedere con quello che suoniamo.
Dopo la classica gavetta, il salto di qualità e’
arrivato nel 1998 con l’album Taurisano-Cajarc, uscito per la serie
“Taccuini” dei Csi. Com’e’ nata questa collaborazione
con il Consorzio Suonatori Indipendenti? Siete ancora in contatto con alcuni
di loro?
Abbiamo per loro una totale disistima. E’ stata l’esperienza
più deprimente, professionalmente parlando, della nostra vita.
Ci chiesero di partecipare alla collana, tennero bloccato il disco per un
anno, le copie furono vendute in un attimo e si rifiutarono di ristamparle.
I Csi, ad esempio, suonavano negli stadi ma non pagarono mai una lira al gruppo
spalla che avevano scelto. In compenso promossero i loro gruppi a prezzi esorbitanti
e falsarono completamente il mercato “live” in Italia. Potremmo
sfornare esempi per ore. Abbiamo per fortuna di meglio da fare.
Dopo il primo album di La Republique du Sauvage che avete realizzato
con Hurlements d’Leo, su cosa state lavorando in questo periodo?
Avete un nuovo album nel cassetto? Qualche anticipazione?
Abbiamo appena finito un disco registrato in Tunisia , con musicisti
del Conservatorio di Tunisi e con gli arrangiamenti scritti dal grande Mohamed
Abid. Niente ethno-minchia, o velleita’ sentimental-turistico-orientali,
ma questa vecchia voglia nostra di mescolare la nostra elettricita’
malata occidentale con i quarti di tono della musica orientale. E’ un’
esperienza che ci e’ assai cara. Feedback, larsen e violini maghrebini:
un vecchio sogno.
Nelle vostre canzoni e nei vostri album e’ sempre evidente
la vostra inclinazione verso la multiculturalita’, il multilinguismo
ed un vero senso di fratellanza tra i popoli. Una scelta sociale e politica,
prima ancora che musicale. Da cosa nasce questa vostra attitudine? E’
solo una naturale predisposizione oppure si tratta d’una conseguenza
nata da svariate esperienze d’incontri, viaggi e relazioni con persone
incontrate durante la vostra vita?
Il Mediterraneo e’ sempre stato una zona che ci ha attratti,
per questa formidabile mescolanza e questo largo scambio di idee. Nessuno
di noi ha delle radici ben definite, o una famiglia che ci aspetta in un posto
preciso se mai volessimo ripararci dai guai. Le cosiddette culture mediterranee
di questo lato del Mare Nostrum sono quasi morte o definitivamente travolte
(vedi quest’orrore che e’ la pizzica) e l’Occidente europeo
e’ troppo arrogante, ignorante e pigro per potere soltanto riflettere
oltre il Buddha Bar o Khaled, più lontano da questa visione edonistico-turistica
della cultura mediterranea. Per quello che ci riguarda, chiediamo al
sud del mondo di salvarci.
Oltre all’attivita’ discografica, gli Enfance Rouge
organizzano un importante festival, il Trasporti Marittimi Festival, giunto,
se non sbaglio, alla sua quarta edizione. L’edizione 2007 si terra’
dal 22 dicembre al 31 dicembre in giro per la Puglia. Com’e’
nata l’idea di questo festival?
Ecco una frase che ci piace: « Mettez les arts dans la main
du peuple, ils deviendront l’epouvantail des tyrans. » Jules
Michelet /// 1848 (Mettete le arti in mano al popolo: diventeranno lo spaventapasseri
dei tiranni). Insomma questa Europa e’ l’autostrada dei soldi,
ma l’Europa sociale e’ morta e sotterrata. E’ sufficiente
dare un’occhiata alle bozze della Costituzione europea : un inno al
capitalismo più sordido e selvaggio. Muovere degli artisti da un paese
all’altro, rinnovare questi legami, senza superstar. E’ stata
questa la sfida dei Trasporti Marittimi. Ed e’ un lusso che paghiamo
al nostro idealismo. Nessuno di noi riceve dei soldi dal festival .
Quest’anno il festival si terra’ in forte collaborazione
con alcune associazioni giovanili bosniache. Come mai questa scelta?
In Europa nessuno conosce gli artisti del paese accanto. Individuare
quelli che chiamiamo centri di resistenza culturale, fa parte degli scopi
che ci siamo dati. Ci sono forse solo 5 club italiani all’altezza dell’
Abrasevic di Mostar, in un paese 50 volte più povero. Condotto da persone
massacrate dalla storia che sanno che l’arte serve a vivere bene. Una
serata del festival si svolgera’ li’.
Gli Enfance Rouge s’esibiranno a Genova giovedi’ 13
dicembre al Laboratorio Buridda (l’intervista è stata fatta ai
primi di dicembre ndr). Ho saputo che non si tratta della vostra prima volta
a Genova avevate gia’ suonato da noi una decina d’anni fa.
Raccontateci qualcosa di quella volta. Quand’e’ stato? Come
ando’ il concerto?’
Abbiamo suonato altre volte a Genova negli ultimi 15 anni. In situazioni
sempre diverse. Siamo molto contenti dell’invito del Buridda. Sono
in gran parte i centri sociali che hanno permesso che l’Italia
non morisse culturalmente.
Sul vostro Myspace si possono vedere chiarissimi messaggi anti-Myspace
ed anti-Murdoch. Perche’ questa scelta? Qual e’ il vostro punto
di vista su servizi web 2.0 come Myspace? Un danno alla musica oppure un’opportunita’
in piu’?
Nel 2005 Rupert Murdoch ha comprato My Space. Negli USA Murdoch
sostiene attivamente il partito Repubblicano e attraverso i 175 giornali
di cui e’ proprietario ha difeso e incoraggiato l’invasione dell’Iraq
da parte degli Stati Uniti. Ci sembrano ragioni sufficienti per boicottarlo.
Manteniamo, ancora per poco, il nostro sito su My Space per lanciare la campagna
e suggerire un’alternativa: http://www.virb.com/enfancerouge
Ultimissima: girovagando per l’Europa e per il mondo, avrete
sicuramente conosciuto e incontrato un numero svariato di band e musicisti
indipendenti. Tra le varie scene nazionali (italiana, francese, spagnola,
ecc), quale scena secondo voi e’ la piu’ sottovalutata di tutte?
Questa e’ una domanda che chiamerebbe una risposta chilometrica.
Per sintetizzare possiamo dire che diversamente dal resto d’Europa,
l’Italia e’ il paese dove l’arte non conta. Figuriamoci
la musica. Fare il musicista non e’ mai stato considerato un mestiere,
ne’ dalla tua nonna ne’ dal governo. I mezzi messi a disposizione
negli altri paesi sono enormi in confronto. Ed essere indipendente non
si traduce in una vocazione al martirio. L’Italia ha una scena indipendente
vivida e disperata, a tratti eroica che vive in un paese governato da spacciatori
che si pensa senza futuro.