Interview by Francesca Ognibene, Il Mucchio Selvaggio
"Zeno" è il debutto solista di Mattia Coletti già apprezzato chitarrista che si appresta a diventare anche discografico (Ame Records) da poco uscito per Wallace/Audioglobe. Un disco che scuote diverse corde dellanimo, si giostra tra frammenti desertici, assenze, suoni cupi e elettroacustici movimentati dalle voci ora agre ora cavernose. Ho detto "questo disco è bellissimo" al primo ascolto. Non succede sempre. Mattia gentilmente ci risponde.
Dopo tanti progetti e collaborazioni sei riuscito a fare questo disco
solista. Visto però che quando s inizia a suonare sei solista,
per forza di cose, comè stato il tuo primo approccio?
Effettivamente da quando ho iniziato a suonare, facevo delle cose da solista
quindi è la prima forma espressiva provata come musicista. In realtà
il discorso è nato per caso perché da sempre compongo a livello
chitarristico e non solo, quindi questo disco viene dalla volontà di
registrare tanti mesi o magari anni dintuizioni chitarristiche che minteressava
curare. Suonando con gruppi o progetti non potevo chiaramente perché
in quei casi (e anche quello è il bello) devi mescolarti comunque con
gli altri.
Ecco. Adesso ci puoi elencare magari tutti i tuoi progetti?
I Sedia, gruppo rock di cui faccio parte; 61 Winters Hat; il progetto
a due con Fabio Magistrali; Polvere, un duo con Xabier Iriondo, elettroacustico;
con il batterista dei Sedia i From Hands; un duo con Andrea Belfi dei Rosolina
Mar per il quale abbiamo registrato un disco che è appena uscito su
Frame Records e poi un altro registrato in ottobre e in uscita questa estate.
Poi, ancora, un collettivo con tre dei Bron Y Aur ovvero Fiè,
Luca Ciffo e Fabio Cerina e alla batteria Jacopo Andreini e alle percussioni
Diego Sapignoli degli Aidoru. Questo è un collettivo dimprovvisazione
che forse uscirà tra qualche mese però è un progetto
abbastanza aperto. Ultimamente sto suonando elettroacustica con Claudio Rocchetti
e Alessandro Calbucci, batterista dei Sedia. E lultimissima cosa, un
duetto con Ioioi che però ancora bisogna capire come andrà avanti
e se andrà avanti.
Questo è il tuo disco delle riflessioni, delle attese, momenti
che sintrecciano attraversati dalla tua chitarra. Come è venuto
fuori?
In maniera naturale in quanto, avendo uno studio di registrazione per lavoro,
lho composto, strutturato e missato nellarco di sei, sette mesi;
quindi è stata una procedura molto lenta e graduale e svolta nella
stanza in cui vivo in maniera totalmente conscia di quello che avevo di fronte.
Il che è completamente diverso dal fare un disco in studio in una settimana
di seguito chissà dove. Per quanto riguarda le strutture non cè
un canovaccio dietro: di base ci sono pezzi più o meno scritti sopra
i quali ho improvvisato, anche insieme a Fabio Magistrali; però sono
delle strutture musicali scritte nellarco di questi sei o sette mesi
ed elaborate a forza di ascolti e riascolti.
Visto che lhai citato: Fabio Magistrali è lunico che
hai fatto entrare nel tuo disco. Come mai proprio lui?
Veramente cè anche il mio caro amico Francesco Vilotta che suona
in un pezzo e dà la voce a Parole docra. Fabio comunque
è una persona molto importante per me, dal punto di vista creativo
e umano. È stato spontaneo per me dargli il materiale ancora prima
di capire se questo disco potesse uscire o meno, perché per me rappresenta
unimpronta dinamica ed espressiva. Gli ospiti sono scelti dal punto
di vista di vicinanza umana piuttosto che artistica.
Ecco, tu comunque hai diverse anime musicali: ascoltando I letti
di Procuste dal tuo CD sembrano mille. Cosa ne pensi?
Credo sia bello. È importante che arrivi questo allascoltatore:
qualcosa di non decifrabile in maniera semplicistica, nel senso che ascoltando
un progetto minimale delettroacustica si può cadere in soluzioni
che magari si ripetono. Invece se questo è diversificato a seconda
delle voci o delle strutture composte credo sia un bene. Lobiettivo
era quello di creare una sorta di racconto, di brevi scenari che si susseguono
ma che hanno comunque delle note diverse magari più scure o più
aperte o più giocose.
Adesso hai una nuova etichetta che debutterà tra un mese, raccontaci
allora i tuoi intenti?
La Ame Rec. è nata con Mirko (Spino, NdI), e la Wallace si occuperà
della distribuzione con i suoi stessi canali. Lidea è di pubblicare
progetti, gruppi o artisti che magari con la Wallace non avevano modo di uscire
e in un numero di copie che cambierà per ciascun progetto. Ad esempio,
le prime uscite saranno: The End of Summer (che è un quartetto con
Alessandro Calducci, Xabier Iriondo, Paolo Cantù ed io), e ne farò
centocinquanta/duecento copie; laltra uscita è Glinding Clerks
(con Mirko Spino e Fabio Magistrali), e saranno altre duecento. Cambia molto
perché poter fare un disco con meno di cinquecento copie, vuol dire
che puoi fare con mille copie di tiratura dieci progetti diversi e non due.
Ame Rec., poi, avrà uscita seriale con le copertine tutte uguali per
ogni pubblicazione e cambierà solo lintervento che il gruppo
deciderà di fare. Ci sarà una fustella di colore ocra con il
logo Ame e il logo Wallace e il gruppo magari ci andrà ad attaccare
una cartolina o un timbro o una foto. Sulla stampa del disco ognuno farà
la grafica che vuole, però la copertina dovrà essere uguale,
come se si trattasse di una specie di collana insomma. Inoltre, come la Wallace,
sarà molto selettiva. Non cè una linea comune a tutti
i dischi, fondamentalmente se mi piacciono sarò felice di pubblicarli.
Qual è il tuo sogno come musicista?
Di continuare a fare quello che sto facendo cioè di collaborare con
tante persone diverse che mi danno tantissimo soprattutto a livello umano.
E che i miei dischi e tutto ciò che faccio venga accolto nella maniera
giusta, quindi che sempre più gente possa comprendermi musicalmente.
Ma non hai paura di stancarti ad un certo punto?
No, perché sono già stanco: ho ventitre anni e me ne sento quaranta.
Solo che non riuscirei a fare a meno della musica. Mi viene naturale. Non
lo faccio perché ho tempo libero perché non ne ho. E la
mia forma espressiva, già dopo la parola per me viene la musica quindi
è difficile che io non voglia più comunicare.