Interview by Federico Gennari, Edizioni Zero
Alla fine del concerto tenuto a Scandicci l'8 Luglio, mi avvalgo della cordialità e della spontanea simpatica di Sandro Ripamonti e degli altri componenti per una piacevolissima chiacchierata che tenterò di proporre qui in veste di intervista, che poi è un riassunto di una magnifica serata in compagnia di ottimi artisti, che vivono per la loro musica e non fanno musica per vivere (cosa che in genere costringe a tanti compromessi).
Cosa ascoltavate negli anni del vostro esordio? E come vi ha influenzato?
Si ascoltava ovviamente i gruppi simbolo dellepoca, come Joy Division,
o Throbbing Gristle, ma anche la No Wave newyorchese come DNA, the Contorsions,
e soprattutto amavo i Pop Goup, con gli album Y e How Much Longer Do We Tollerate
Mass Murder, dove si può trovare addirittura la prima canzone rap della
storia! Sì perché, più che laspetto politico, ci
interessava questa nuova espressione di punk funk che si poteva trovare in
gruppi come Gang of Four e A certain Ratio. Poi cerano un sacco di concerti
allepoca, abbiamo visto ad esempio i Killing Joke all Odissea
2001 (famoso locale di Milano nei primi anni 80) e tanti altri nomi
famosi. Una curiosità può essere che fin dai primi anni 80
usavamo un sacco di percussioni dal vivo anche su oggetti di metallo, anche
se non ho conosciuto i Neubaten prima del 1983 per caso, grazie ad una loro
collaborazione con Lydia Lunch, che invece seguivo con passione. Abbiamo avuto
la stessa intuizione!
In quali locali
suonavate in genere? Avete mai accompagnato nomi famosi?
Nomi famosi
veramente nessuno, e così pure per i locali,
niente di preciso, a volte erano i comuni che ci chiamavano per delle rassegne
con 3-4 gruppi quasi casuali e poi puntualmente non venivamo più chiamati.
In genere però erano piccoli locali al chiuso [come è avvenuto
a Roma e a Massa, NdR] ed il pubblico non è mai stato tantissimo. Per
questo suonare in un parco stasera, allaperto, in estate, per noi è
una novità, visto che siamo più un gruppo da locale invernale.
Sebbene poi ci siano poche persone ci ha stupito la presenza fino alla fine
di anziani e famigliole con i bambini piccoli. Evidentemente nonostante la
poca fruibilità della proposta, il muro di suono si è rivelato
in un certo senso ipnotico! E un bel complimento, soprattutto se si
pensa che la settimana scorsa gli Ulan Bator, decisamente più accessibili,
hanno fatto fuggire tutto il pubblico che era capitato lì per caso.
Nei primi
anni 80, sentivate che facevate parte della scena industriale? Esisteva
una consapevolezza del genere?
In un certo senso sì, perché nonostante ci fossero un numero di
persone che facevano cose disparate tra loro, ci conoscevamo tutti quanti e
abbiamo spesso iniziato assieme. Abbiamo frequentato Maurizio Bianchi, che poi
è diventato testimone di Geova, i T.A.C. che erano di Parma (Simon Balestrazzi
prima collaborava vicendevolmente coi Kirlian Camera, poi si trasferì
a New York e quindi a Cagliari. Adesso produce gruppi sardi [TH26 e Macchina
Amniotica, NdR]), poi cerano i F:A.R. e tanti altri ancora, e tutti sono
passati a fare altre cose col tempo. Siamo rimasti solo noi o quasi in attività
dopo 20 anni! Lunderground in fondo facilita una cosa del genere perché
non hai tempi o necessità strette di guadagnarti da vivere con al musica,
non hai lurgenza di pubblicare e di fare soldi per mantenerti, come invece
alcuni hanno provato (magari firmando per etichette meglio distribuite). Generalmente
a quel punto si notava che le vendite non consentivano grossi guadagni e i gruppi
si scioglievano.
Ecco dopo
tutti questi anni, come è cambiata la vostra musica?
Ti dirò, nellapproccio, nellattitudine e negli intenti
assolutamente nulla. Nonostante i cambi di organico, lintroduzione dei
PC (che usiamo comunque molto poco, per suoni di sottofondo e per il fade
in/out) , lattitudine umoristica è forse più versata verso
il rock, ma sono essenzialmente le stesse cose di 20 anni fa!
Solo che adesso siamo più consapevoli di quello che facciamo, anche
perché inevitabilmente la nostra esperienza e le nostre capacità
tecniche si sono affinate rispetto agli esordi. Quindi adesso riusciamo ad
andare più velocemente al nocciolo della questione senza girarci intorno,
nel senso che siamo più capaci di tradurre immediatamente in musica
ciò che prima teorizziamo, mentre anni fa questi passaggi erano meno
automatici. Da notare che nonostante la scompostezza le canzoni in realtà
sono strutturate, e si poteva anche notare una certa fretta nei musicisti
per inserire lo strumento giusto al momento giusto. Sai, non è facile
coordinare sette persone, ma stasera abbiamo suonato bene, affiatati e senza
errori; peccato che sia saltato lamplificatore al chitarrista verso
la fine.
Quali sono
i progetti in cantiere adesso?
Dopo aver completato il progetto Kaspar (di cui si possono sentire i frutti
sul sito internet) e la pubblicazione di questo cd, sempre per la Wallace Records,
abbiamo intenzione di fare una serie di CD-R ma ben fatti, con copertine
a colori, stampe di qualità e così via in cui rendiamo
disponibili tutte le nostre vecchie produzioni uscite allepoca solo su
cassetta. Altrimenti rimarrebbero davvero inaccessibili. Stavamo anche contattando
alcuni personaggi sparsi nel mondo che si dicono interessati, come un russo
che ha in mente di fare una compilation di solo gruppi industriali/sperimentali
italiani o un americano che possiede una collezione immensa di materiale vario
su cassetta, e che sta mettendo a disposizione su internet, tramite un programma
di file sharing.
Una curiosità,
cosa vuol dire Tasaday?
Eh, ce lha chiesto anche il succitato Russo! Negli anni 70 venne
fuori una notizia molto importante dalle Filippine, la scoperta di un gruppo
di aborigeni che sembrava essere veramente il popolo più arretrato
sulla terra. Sembrava mancasse veramente di tutto, dalluso degli utensili,
alla sussistenza tramite quello che trovavano nella giungla, la geografia
circostante; mancava perfino il culto dei morti, dicendo che abbandonavano
i vecchi nellentroterra e basta. Fu una storia che ebbe risonanza colossale,
e la frase che più mi colpì fu il finale di un articolo su di
loro allepoca che recitava:
e anche la musica, che universalmente
nota da tutti i popoli, come sfogo ed espressione, gli è sconosciuta
Il fatto che persino la musica mancasse, mi colpì veramente! Poi a
quanto pare fu tutto un bluff del governo Marcos che voleva attirare lattenzione
occidentale e gli studiosi, desiderando rendere le Filippine interessanti
agli occhi delle varie comunità internazionali. La verità alla
fine non si seppe mai, tuttoggi cè ancora qualcuno che
sostiene che siano autentici, ma è molto complicato credere che un
gruppo che conta oggi appena 30 persone sia riuscito a sopravvivere per migliaia
di anni, in perfetto isolamento poi, senza venire a contatti con nessuno,
intervistati poi tramite un altro indigeno che diceva di riuscire a capirli
(venendo dalle stesse origini), ma la cosa è assai sospetta.
Detto questo ci accomiatiamo e salutiamo ancora sia per la compagnia e la chiacchierata che per la notevole bravura e la presenza sulla scena per un tempo così lungo. Ancora, lunga vita ai Tasaday!