Wallace Records

Interview by Michele Saracino, I-Dbox

Mirko spino è il proprietario della wallace records una delle più intelligenti ed attive etichette indipendenti italiane (tutte le notizie sull'etichetta le trovate al sito www.wallacerecords.com curato dallo stesso spino). L'intervista che segue (realizzata tramite scambio di e-mail) tocca alcuni problemi inerenti la musica indipendente in italia, e vuole, in un certo senso - ma molto superficialmente, tastare il polso di un modo di fare musica che è anche, con una bella espressione riportata dalle stesso spino, controcultura propositiva.

Partiamo dagli esordi: il sito rumori. Ricordi di quell'esperienza. Possiamo dire che wallace records è, in un certo senso, l'evoluzione naturale (forse l'unica possibile) di quel sito?
Rumori me lo ricordano tutte le e-mail che mi arrivano ancora al vecchio indirizzo in cerca di concerti. Il sito di rumori serviva a fare da specchio, da database di gruppi che mi piacevano. In realtà è esattamente lo stesso concetto per cui nasce l'etichetta. Mi piace fare qualcosa per la musica che mi piace. Il fatto che questa attività sia nata con un sito la dice lunga sulle potenzialità della rete come mezzo di comunicazione. Ho chiuso il sito perché non riuscivo più a tenerlo aggiornato e non mi piace fare le cose a metà. Comunque non è l'unica possibile via di sviluppo che rumori poteva avere, in effetti avevo organizzato anche dei concerti in quel periodo, avrei potuto fare il promoter forse, solo che sarei esaurito in due mesi dato che quell'attività non mi piace per niente.

Nel particolare, com'è nata l'idea di far nascere un'etichetta?
A parte le considerazioni della risposta precedente, dal punto di vista pratico nasce proprio con "tracce"... Ho rubato l'idea a 4 gruppi che volevano fare un 10" insieme e ne parlavano da tempo (jinx, crunch, one dimensional man e three second kiss). Ho messo insieme le cose, purtroppo i three second kiss non hanno potuto dare un pezzo, io volevo aggiungere six minute war madness e i nascenti a short apnea, poi altre band per cui un 10" (ed anche un 12") diventavano ingestibili. Quindi "tracce". Si potrebbe andare ad indagare sulla psiche di tutti quelli che non essendo buoni musicisti si danno ad etichette, agenzie concerti eccetera… forse è vero, comunque tra tutte le cose l'etichetta è sicuramente l'attività che preferisco, ho poche persone con cui fare i conti: io ed i musicisti, una volta che il rapporto tra di noi va bene e se hai i soldi per stampare il disco non devi più niente a nessuno.

Due anni di wallace cosa ti hanno dato?
Grandissime soddisfazioni personali, diciamo pure un appagamento dell'ego se è concesso, e tantissime belle persone con cui ho stretto conoscenza. Sostengo sempre che seguire la musica underground va al di la della musica. Se dovessi avere a che fare con delle teste di cazzo non credo che mi occuperei tutto il giorno di telefonare e scrivere e-mail. Non gratis almeno.

Credi che questo andare oltre la musica sia prerogativa della musica underground? Cosa intendi per musica underground? E per andare oltre?
Per musica underground intendo quella musica "fuori dal mercato", anche se è sottile il dettaglio... Io faccio un gruppo cover dei litfiba e faccio cagare e non vendo una copia, non sono underground per questo. In coloro che fanno e si occupano di queste musiche c'è la consapevolezza a priori di andare fuori dagli schemi, di rivolgersi ad un pubblico limitato. E siccome non lo fai per soldi, è ovvio che devi trovare altri motivi di soddisfazione. Quindi: si, la ricerca di un rapporto umano non strettamente professionale è prerogativa della musica underground. Inutile poi nascondersi che ciò che muove le controculture propositive ha anche spesso un orientamento politico - non un partito, o una posizione ben precisa, bensì un orientamento - e quindi nel bene o nel male "siamo fatti tutti della stessa pasta". Facilissimo incontrare persone ad un concerto e mettersi a parlare di cinema "out" o di altre attività che sono snobbate dalla massa. Può sembrare riduttivo, ma per il quieto vivere è meglio scegliersi al volo le persone giuste con cui avere a che fare.

Cosa hai dato a wallace in due anni?
Tutto, ma proprio tutto. Tempo, soldi, sogni e progetti. Forse non è giusto, ma per ora va bene così.

Qual è il massimo successo della wallace e quanto ha venduto?
Il secondo a short apnea 700 copie esaurite in tre mesi e madrigali magri 500 copie esaurite in un mese. Cifre che possono sembrare ridicole ma per me rappresentano i best seller. Le ultime uscite sono in crescita, all'inizio faticavo a piazzare 100 copie.

Com'è cambiata la scena musicale italiana rispetto agli inizi degli anni '90?
Non sono la persona adatta a rispondere dato che all'inizio degli anni '90 andavo a vedere i ritmo tribale. Se i ritmo tribale erano il corrispondente di 10 anni fa di queste musiche allora credo che il "giro" sia calato, dato che a quei concerti c'erano un bel po' di persone e che in giro si sentiva parlare di queste band. Ma non credo sia così. Il corrispettivo secondo me erano i tasaday, starfuckers, eccetera è cambiato poco: seguito di culto. Forse oggi c'è qualche rivista specializzata in più, ci sono più fanzine attraverso le pubblicazioni amatoriali in rete e quindi si parla un po' di più anche di dischi difficili.

Non è paradossale che il destino dell'underground sia di rimanere rilegato a fenomeno di culto quando invece è, in un certo sento, "popolare"?
No, non è paradossale, se pensi che oggi tira di più uno spot prima di striscia la notizia che un pelo di figa... La musica underground è basilarmente popolare perché i gruppi italiani girano sicuramente più l'italia o quantomeno il loro territorio rispetto alle spice girls che forse non sono nemmeno mai venute in italia… ma chi se frega? La gente passa il giorno davanti alla tv e quando la spengono accendono radio deejay... Che potere informativo può avere un concerto in un locale della tua zona se tanto non lo frequenti? Vicino a casa mia c'è il bloom, un pezzo di storia della controcultura in italia da più di 10 anni... Non lo conosce un sacco di gente che magari abita a 5km, ed ho visto persone farne migliaia di km per venire ad un concerto ed una volta alla porta baciava per terra. Oggi i territori e le distanze non si quantificano, come anni fa, in km... Quindi l'aspetto popolare di ogni cosa ha perso il suo significato. Popolare oggi è solo ciò che è globalmente famoso.

Parlami dell'offfest?
È stata a mio avviso una bella esperienza, molta gente, buone band, una visibilità che difficilmente avremmo avuto singolarmente… insomma una piccola spinta a far uscire un po' di più le nostre musiche. Ed una bella festa, io quel giorno mi sono divertito un casino. In pratica è andata come doveva andare, tutti quelli che hanno partecipato hanno ben in mente che la dimensione del "pubblico" che può accorrere ad una manifestazione del genere è limitata, eppure c'erano 2000 persone venute anche da piuttosto lontano. Una bella sorpresa.

Cosa ti ha soddisfatto di più di quell'esperienza?
Il fatto che molte persone, anche quelle scettiche inizialmente, se ne sono poi andate a casa soddisfatte. E poi non posso nascondere che quel giorno ho venduto un bel po' di dischi, e non solo io, ed una botta d'aria fresca per le mie finanze.

Cosa ti ha demoralizzato?
Mi aspettavo più attenzione dalla stampa specializzata e ci sono stati molti problemi organizzativi, solo che ad essere realistici si poteva fare poco di più auto-organizzati in questa maniera.

Ci sarà una seconda edizione?
Spero vivamente di si, solo che non mi vedrà tra gli organizzatori. L'idea di base era "oggi a milano organizzata dai milanesi e domani da un altra parte organizzata da qualcun altro". Perfetto, attendo che qualcuno mi inviti alla sua offfest o qualunque altro meeting, festival etc. Che nasca con lo stesso spirito, del nome o del marchio importa ben poco. Io quest'anno ho faticato molto a mettere in piedi questa cosa insieme a flavio/stereosupremo e bruno/bar la muerte, da giungo fino ad ottobre. Onestamente non ne ho più voglia di sobbarcarmi un impegno del genere.

Esiste una scena musicale underground italiana?
Certo che esiste se per scena consideri una rete di contatti, scambi, passaparola etc. Comunque di scene ce ne sono tante, basti pensare a quella hardcore che è decisamente affermata. Forse il problema è che le scene sono separate tra di loro, ma, ancora forse, è una cosa inevitabile.

Inevitabile? L'offfest, almeno nelle sue intenzioni, erano un superare questo... Voglio dire l'eterogeneità era la prerogativa di quel festival.. Non ho apprezzato tutti gruppi è ma comunque non potevo non apprezzare l'idea (ardita) di far esibire gruppi tanto eterogenei. Era come tastare il polso alla musica indipendente italiana...
Non la vedo proprio così... L'offfest era un festival per i senza casa, coloro che una scena non ce l'hanno ma che alla fine si conoscevano tutti ed in larga parte apprezzavano i reciproci lavori. È stata per esempio una decisione sofferta quella di non invitare punk band, ma la cosa avrebbe traviato il significato della manifestazione, dato che se le etichette presenti erano 50, quelle punk sono 5000. Se fossero state presenti sarebbe stato un festival punk come ce ne sono altri (apprezzabilissimi tra l'altro)... Forse avrebbe suonato un gruppo con un registro un po' differente e si sarebbe detto "ma che cazzo c'entravano qui… come si chiamano… i motherfuckers… con quei cazzo di rumori?" Quindi non era una cosa "per tutti". L'eterogeneità delle scelte artistiche sono dovute al fatto che siamo figli di una generazione onnivora che ama panasonic e bobby conn alla stessa maniera e, benché ce l'abbia nel dna, non vuole ascoltare più un altro gruppo che è pari-pari i ramones o gli youth of today (sempre siano lodati entrambi).

Ci sono altre etichette che stimi?
Altrochè: freeland, beware!, Stereosupremo, bar la muerte e gammapop sono gestite da persone con cui ho stretto ottimi rapporti di amicizia e con cui ho collaborato spesso e collaborerò ancora in futuro. Con free land in particolare stiamo già unendo sforzi "organizzativi" che saranno poco visibili all'esterno ma che ci permetteranno di lavorare insieme in pratica su ogni uscita reciproca. Apprezzo molto anche le persone ed alcuni lavori che stanno dietro a burp, homesleep, a la coque, zzz, etnagigante, halley, cane andaluso, setola di maiale.

L'underground italiano spesso è accusato di sudditanza nei confronti della musica americana tu cosa ne pensi?
In parte è vero, dal punto di vista stilistico. Tuttavia credo che negli ultimi tempi ci sia stata una maturazione ed una consapevolezza di se stessi che ha portato ad una via più personale. Il punto di svolta, l'"attestato di maturazione", di questo processo penso che sia rappresentato da "sinistri" degli starfuckers.

Non credo comunque che la strada percorsa dagli starfuckers sia stata seguita…
Stilisticamente no per fortuna... Qualunque accostamento nella loro direzione sarebbe sembrato uno scopiazzare. Loro sono perfettamente consci di fare qualcosa estremamente fuori dal comune e l'hanno fatto a loro modo, nonostante poi non perdano occasione per rimarcare che la loro maggiore influenza sono i rolling stones (ed è vero). Culturalmente mi sembra invece che qualcuno abbia preso coraggio grazie alle loro mosse... In questo non sono così pessimista.

D'altro canto è vero che la maggior parte dei gruppi americani non sono all'altezza di quelli italiani...
Verissimo. Credo sia una questione di dna... Per loro elvis era un fenomeno nazionale mentre per noi ancora oggi lo è ramazzotti... Il rock & roll è americano, non ci piove.

Non trovi che molto spesso usiamo due pesi e due misure: comprare un disco dei dianogah a 35.000 lire senza fiatare perché prodotti da albini e fare le smorfie per 25.000 lire di un a short apnea, per esempio. Perché manca questa cultura "all'ascolto indigeno"?
E' certamente così, e non nascondo che io stesso non mi sento proprio estraneo a questa logica. Siamo abituati a considerare un gruppo italiano mediamente inferiore ad uno americano per i sensati motivi della risposta precedente, ma da "addetto ai lavori" ho notato anche che il "pubblico", i "clienti" dei nostri dischi sono altri "addetti ai lavori": giornalisti, etichetta, gruppi eccetera… che i dischi non li comprano facilmente. Tanto si fa scambio o arriva il promo. Non è questa un'accusa, dato che io faccio parte in tutto e per tutto di questa catena, non compro dischi indie italiani da 2 anni e credo di averli tutti...

Ottimi artisti italiani in circolazione?
Evitando di parlare delle mie band apprezzo molto one dimensional man, starfuckers, three second kiss, giardini di mirò, lab, roy paci, bugo, six minute war madness, jacopo andreini.

Cosa ascoltavi adolescente?
Il primo disco che ho preso è stato un 7" di paul young, a nove anni credo. Mi sono fatto tutto il pop rock più becero di metà anni ottanta: madonna, michael jackson, tutti i gruppettini inglesi del cazzo che passavano in tv. Insomma, esattamente quello che hanno ascoltato tutti quelli della mia età.

Quali sono gli ascolti che ti hanno cambiato la vita?
Sono figlio della mia generazione al 100% e nel '92 ho visto il video di smells like teen spirit tornando da scuola. Mentre cucinavo ho lasciato bruciare le uova e poi ho lasciato crescere i capelli. Credo che sia l'equivalente di ciò che successe ai tempi per chi vide i ramones. Il secondo passo l'ho fatto in contemporanea con at action park e tropics and meridians. Sono cose che faranno ridere chi ha più anni di me o chi è stato introdotto alla musica prima di me, ma che ci vuoi fare? Abito in campagna…

Album che ti vergogni d'aver ascoltato (comprato) e che ti piacciono tutt'ora?
Una valanga di gruppi, ma forse più qualche tempo fa che ora, a 18 anni ascoltavo paccate di metal, poi mi sono vergognato, ma con la "maturità" ora affermo di nuovo che i primi quattro album dei metallica sono ottimi, il secondo dei pantera è grandissimo, i sepultura, il primo korn... Sono cose che non ascolto spesso ma che ritengo bei dischi. Ah... Mi piace molto anche appetite for destruction dei guns n' roses e i primi tre album di madonna.

Gruppi che disprezzi?
Disprezzare è una parola abbastanza pesante, di quelli che conosco personalmente nessuno dal punto di vista umano. Sono convinto che chiunque si sbatte per fare musica è lodevole. Sto parlando di band che lo fanno come hobby e per passione, ma anche di chi lo fa per professione. I lunapop o piero pelù fanno bene a fare canzoncine del cazzo (che a volte sono pure gradevoli), ma non mi si venga a raccontare che hanno un valore artistico, si tratta di merce sbattuta sul pubblico per fargliela consumare per un mese. Niente di disprezzabile, questi fanno soldi in una maniera meno indecente di altri. Il mio disprezzo lo riservo per altri.

Intendevo un disprezzo puramente musicale...
I modena city ramblers ed i 99 posse mi fanno cagare... Però inevitabilmente in questo c'è anche un antipatia di fondo basata sulle loro interviste eccetera.

Ma in un certo senso quanto vale la componente "etica" nella musica?
Il mio migliore amico non potrà mai farmi dire che il suo disco è stupendo se non lo considerò tale... Ma mi farò il culo a quattro perché possa girare. Un gran disco di qualcuno che mi sta sul cazzo me lo ascolterò 200 volte ma non glielo produrrei mai. Giusto o sbagliato? Ne possiamo discutere per ore ma non me ne fotte un cazzo, è così e basta