Interview by Fabio Massimo Arati, Il Mucchio Selvaggio
Breve preambolo
sul chi, come, quando, dove della Wallace.
La struttura della Wallace è invariata dal 99: io, un PC, una casella
postale ed uno scaffale pieno di CD, pacchi e francobolli. Mi occupo di tutti
gli aspetti, dalla grafica dei dischi, al web, ascolto le centinaia di demo
etc.... Tutto ciò avviene dopo il mio lavoro di impiegato tecnico in
una grossa azienda. Non ho intenzione di cambiare questo modo di lavorare ed
i gruppi che fanno parte della Wallace si devono sorbire aspetti postivi e negativi
di questa piccola bottega.
Quali sono
gli stimoli intellettuali, culturali e imprenditoriali che cinque anni fa ti
hanno portato a fondare la Wallace?
Inequivocabilmente la cultura post-punk dei primi anni 80: Dischord e Touch
& Go sono state e rimangono per me il più brillante e riuscito esempio
di mix tra cultura giovanile e popolare, ricerca musicale ed antagonismo sociale.
Le scelte di quei gruppi, le vite e le parole di quelle persone sono state dei
veri terremoti nella mia vita. La Wallace è solo la via più consona
alle mie capacità personali per dare il mio contributo a tutto ciò.
Immagino che
nome e logo si ispirino ad un personaggio preciso...
Si, è Marsellus Wallace di Pulp Fiction. Onestamente non c'è
un significato particolare per questa scelta, è solo un nome deciso la
sera prima di mandare in stampa il primo CD.
Nel corso
degli anni hai prodotto parecchi gruppi italiani ma anche qualche artista straniero:
hai trovato sostanziali differenze nell'approccio degli uni o degli altri?
Assolutamente no : con Old Time Relijun, Rollerball, Oxbow e Gorge Trio
ho lavorato nello stesso modo con cui ho lavorato con i gruppi italiani, senza
forzare situazioni o dovermi adattare a richieste partciolari, e con la stessa
soddisfazione reciproca.. La differenza enorme di approccio la vedo con etichette
(anche indie) che parlano di contratti, royalities, mercato, diritti, proprietà
di master, investimenti e via dicendo....
Il tuo progetto
discografico è sempre stato aperto a collaborazioni con altre etichette.
Credi ancora nell'opportunità di mettere in piedi una "scena indipendente
italiana"?
La via pubblica ormai conclamata come "scena indipendente italiana"
è quella rappresentata da Mescal, Tora Tora e M.E.I. : ritagliarsi la
propria fetta di mercato flirtando un po' con le major ma anche con i no-global,
andare a Sanremo e all'anti-Sanremo, usare Piero Pelù per promuovere
la musica indipendente. Tutto ciò è quantomeno grottesco. Ciononostante
non penso che oggi ci siano abbastanza risorse per potersi proporre a livello
nazionale come alternativa a questa banalizzazione di note e cervelli. Sarei
speranzoso considerando che c'è un enorme quantità di energie,
ma sono pessimista sulla possibilità di coordinarle ed unirle : ci si
prova da vent'anni ma raramente si è andati oltre le chiacchiere. Quattro
anni fa organizzai (insieme a Bar la Muerte e Stereosupremo) l'oFFfest raccogliendo
molte etichette, radio, fanzine e webzine e via dicendo... quella voleva essere
l'edizione milanese organizzata da noi. Stiamo ancora aspettando che qualcun
altro abbia voglia di farsi il culo per lo stesso motivo organizzando un suo
meeting da un'altra parte...
Tra i tanti
lavori prodotti, a quale cd sei più affezionato? e perché?
Quando gli A Short Apnea mi chiesero se volevo pubblicare "Illu ogod
ellat rhagedia" ero felicissimo : l'ho visto e sentito nascere, ho partecipato
alle vite dei membri del gruppo in quel periodo e le ho sentite in quella musica.
Quel disco è a mio avviso un capolavoro e una pietra miliare di avanguardia
rock.
Dal garage,
alla sperimentazione, il catalogo Wallace è piuttosto eterogeneo; esiste
tuttavia una filosofia comune a tutte le tue produzioni?
Mi fa piacere che mi parli di eterogeneità tanto quanto non capisco
chi parla di "stile Wallace" in senso strettamente musicale. Rifiuto
catalogazioni stilistiche ma concordo sul fatto che ho un pubblico di comune
estrazione "post-rock", inteso non come stile o genere (pochi sono
i dischi slintiani nel mio catalogo) ma come movimento culturale che ha avuto
il pregio di ampliare la fruibilità di generi ed ispirazioni (jazz, rock
n roll, avanguardia, cantautorato, elettronica,) pur rimanendosi in un contesto
punkrock. Credo che il minimo comune denominatore delle mie produzioni siano
gli stimoli culturali delle persone coinvolte, che spesso si ritrovano negli
stessi gusti musicali ma altrettanto spesso in quelli cinematografici, letterari
e a volte anche culinari.
Qual è
stato il riscontro del pubblico ai due eventi organizzati direttamente dalla
Wallace (la festa del mese scorso e il festival estivo con i Tasaday)? Qual
è stato il riscontro del pubblico alla festa dei 5 anni di Wallace del
mese scorso?
La festa di compleanno è stata strepitosa : più di 500 persone
e 14 gruppi su due palchi, una festa di compleanno vera e propria (con tanto
di regali). I gruppi ne hanno interpretato perfettamente lo spirito ed hanno
fatto dei live pazzeschi. Andrea Caccia (amico e regista già collaboratore
dell'etichetta) e Cristian Dondi hanno filmato il tutto con 7 telecamere, se
ho abbastanza soldi faccio un DVD...
Esiste ancora
una chance in alternativa al music business delle major? Immagino che il Progetto
Kaspar, iniziativa assai singolare per il nostro mercato, volesse affermare
proprio una differente strategia nella produzione musicale...
E' proprio così : il progetto Kaspar voleva essere un esperimento
al fine di dimostrare che ci sono vie diverse nel produrre musica, dipende solo
dai motivi per cui lo fai. Se il tuo motivo è far soldi allora fai come
le major (niente di male nel fare soldi ma forse non è il mercato più
fiorente in cui investire...). Il Kaspar aveva l'obiettivo per la band di far
ascoltare i propri dischi al maggior numero di persone possibile, per l'etichetta
di non rimetterci troppi soldi nella stampa del cd, per il pubblico di pagare
il CD il meno possibile. Risultato : 650 persone hanno ascoltato e possiedono
il CD dei Tasaday, io una volta tanto non ci ho rimesso soldi, e l'ascoltatore
ha pagato un CD con una bella confezione a soli 3 Euro. L'esperimento è
riuscito e avrà i suoi figli.
Non pensi
che il download in rete possa offrire nuove e più ampie opportunità
ai gruppi indipendenti?
Allo stato attuale no. E' vero che pubblicare la propria musica su una pagina
web è il modo più veloce ed economico per permettere a tutto il
mondo di ascoltarti, ma non è detto che questo accada. Le etichette servono
a questo : a veicolare l'ascolto nei canali appropriati. Le registrazioni vengono
fatte dalla band per farsi ascoltare, ed esistono ascoltatori che vogliono ascoltarle.
Il mio "lavoro" consiste nel fare coincidere il più possibile
queste due esigenze (ed il mio gusto ovviamente...). Esistono milionate di gruppi
e tutti hanno mp3 in rete, eppure non sono così convinto che ci siano
così tante persone che vanno alla ricerca di gruppi "sconosciuti"
in p2p. Vanno tutti a cercare gli album già pubblicati e di cui hanno
letto o sentito parlare...e se è uscito un disco vuol dire che qualcuno
ha speso dei soldi (gruppo ed etichetta) ed in qualche modo deve vederne tornare
indietro anche solo una parte.
Ci parli più
approfonditamente del progetto Po Box 52? Sono in programma altre uscite per
questa collana?
Non credo che avrà un seguito in tempi brevi. Il progetto è
stato emotivamente ispirato dal passaggio di Bugo ad una major: ho voluto rimarcare
che la mia etichetta è fatta dai gruppi underground e che non punta ad
una visibilità fatta di MTV e riviste di gossip. Questo è il sentimento
che mi ha portato all'idea di base della serie Po Box 52, tuttavia senza del
valido materiale su cui lavorare l'iniziativa si sarebbe spenta subito. Inoltre
i gruppi sul Po Box sono quasi tutti esordienti, ho cercato di coinvolgerli
nelle dinamiche della produzione di un disco (costi, tempi etc...) e credo sia
stato un bene per loro.
Vinile, cd,
Mp3: quali le tue considerazioni su ciascuno di questi formati che - al di là
di preferenze di sorta - rappresentano rispettivamente il passato, il presente
ed il futuro della discografia?
Non penso che rappresentino passato, presente e futuro. Io sono diventato
con il tempo un grande acquirente di vinile e conosco molta gente che lo è
: si tratta sempre persone per cui la musica e i dischi sono parte importante
se non prevalente nella vita, difficilmente si metteranno a convertire i vinile
in mp3 con la copertina stampata in casa, facilmente tedieranno le serate di
amici facendogli toccare la prima stampa americana di tal disco comprata dal
gruppo durante il live del 1993... non che questo sia necessariamente un bene
- si tratta di feticismo - ma il disco è fatto per i feticisti dato che
oggettivamente la tecnologia ci permette di ascoltare musica via software e
non necessariamente via plastica. Chi non è particolarmente interessato
di musiche che vanno oltre le colonne sonore degli spot tv perché si
dovrebbe acquistare un CD? Credo che nella stampa musicale ci sia un significativo
parallelo : le riviste che parlano di musica le acquista chi acquista dischi,
quelle che parlano di musicisti le acquistano i sedicenni in calore, il resto
legge le informazioni sulla pagina spettacoli del quotidiano e se va bene si
fa regalare un CD degli U2 a Natale.
Quali sono
oggi gli stimoli che ti spingono a proseguire l'avventura?
La fiducia e l'affetto dei gruppi che vogliono continuare a stare con me
nonostante io abbia poco da offrirgli oltre che la mia persona. La convinzione
che sto facendo qualcosa di concretamente e radicalmente contrario alle regole
di qualunque business. Le vite che incontro e le situazioni che vivo grazie
all'etichetta. Il confronto perpetuo con Fabio Magistrali. Ed infine perché
sto producendo degli ottimi dischi, ed anche se ne vendo quattro in croce vado
a dormire felice.