Interview by Paolo Topa, La Pecora Nera
L'idea di questa intervista (e di quelle che verranno in seguito) è quella di indagare sul mondo "sotterraneo" di chi con pochi soldi e mezzi gestisce un etichetta discografica, una fanzine, una distribuzione ecc. Ecc. La cosa affascinante è secondo noi questa logica del "do it yourself", per cui ti crei tu la tua etichetta, la tua rivista, spesso con pochi mezzi ma con una grande libertà espressiva. Logica affascinante e romantica che ha segnato la nascita della pecora nera. Ancora più interessante ci sembra però analizzare il confronto/scontro inevitabile con il "mercato", dato che anche le belle intenzioni e i nobili sentimenti si scontrano con la realtà.
Mi
piacerebbe capire quali sono i presupposti che hanno dato vita alla wallace
rec. E qual è lo spirito che la anima. Oltre alla passione musicale,
c'è anche un intento di supporto per la scena musicale italiana?
Azzeccato. Il "do it yourself" è una pratica da sempre
collegata al punk/hc, ossia l'ambito che ho frequentato per parecchio
tempo e che evidentemente qualcosa mi ha lasciato. Ho sempre creduto nelle
non-lezioni dei fugazi, della touch & go e cosi via...e non a caso
anch'essi provengono dal punk. Ovviamente punk inteso come questione attitudinale
e non come prozac+. La wallace è nata con l'idea di produrre la
compilation "tracce", con lo specifico intento (e sogno) di
scandagliare l'underground italiano ed aiutare le band che ritengo valide
a farsi conoscere. Quando è nata la wallace mi rendevo già
conto dell'inutilità oggettiva di un'etichetta in senso classico,
in una realtà in cui i mezzi tecnologici consentono di fare di
dischi in casa con poca spesa. Tuttavia ho pensato che creando un punto
di riferimento, svolgere il ruolo di chi ha rapporti costanti con le riviste
etc...beh, forse poteva sollevare le band da faticosi sbattimenti e nel
contempo dare loro più visibilità.
Il
tema dell'autodistribuzione è sempre stato al centro di dibattiti
nel mondo musicale (alternativo?).
Personalmente non ho una posizione ideologica al riguardo. Ho una profonda
ammirazione per chi, con le proprie forze e animato dalla pura passione musicale
si inventa e porta avanti etichette ecc. Ma non credo affatto in una divisione
buoni/cattivi tra chi si autoproduce oppure no. Credo che l'autoproduzione,
oltre ad una grande valenza "morale", abbia il grosso vantaggio
di lasciare una grande libertà espressiva a chi vi partecipa (o perlomeno
io credo debba essere così) ma presenti anche grossi limiti (nella
distribuzione, per i pochi mezzi a disposizione ecc.). Il mercato musicale
ufficiale è probabilmente pieno di stronzi a cui di musica non gliene
frega nulla, ma bisogna confrontarsi con esso, per cui, perché non
cercare di sfruttare le poche possibilità che ci può dare senza
preclusioni ideologiche? Cosa ne pensi? Ci tengo sempre a paragonare la wallace
ad una sorta di autoproduzione (termine che secondo la siae vale solo per
artisti che registrano il disco a loro nome), e a fare dei distinguo tra le
etichette simili alla mia e le altre cosidette "indipendenti", alla
99posse per intenderci. Sono due realtà totalmente diverse, per noi
è un hobby, una spesa, un grande sforzo, per altri è un lavoro
con cui campare. Assodato questo non ho nulla in contrario con la loro esistenza
e non li considero dei "cattivi", ma non tollero che si consideri
la wallace (come beware!, Freeland, gammapop, sterosupremo, bar la muerte...)
Una versione sfigata o piccola dell' ex consorzio. Possono pubblicare dischi
belli loro o brutti noi, e rimarranno tali, non c'è preclusione dal
punto di vista artistico. Ma lo spirito è ben diverso. Se poi andiamo
sul mercato ufficiale, quello delle major...va beh... Che te lo dico a fare?
Noi facciamo prodotti artistici, belli o brutti, loro vendono cd come fossero
detersivi, anche quando sono degni di nota. Quindi, mi spiace deluderti ma
un po' di preclusione ideologica c'è. Non compro dischi major per dare
le mie 40carte agli stronzi di cui parlavi, compro dischi indie a scatola
chiusa e li intendo anche come sottoscrizione. E comunque....la distribuzione
è un problema oggettivo, però i miei dischi sono distribuiti
da audioglobe e quindi arrivano in tutta italia senza problemi, e i ragazzi
di audioglobe non sono stronzi o affaristi senza scrupoli, si sono interessati
alle mie produzioni e di certo non per alzarci dei soldi. Oddio, non vorrei
trovarmi a teorizzare la "terza via" in musica....
Il
filo che unisce la musica finora pubblicata dalla wallace, al di là
del genere (noise? Post-noise? Boh? Post- rock/noise?????) Mi sembra che
sia quello di essere non accomodante e quindi dura, spigolosa e in alcuni
casi poco orecchiabile (vedi i the pornography che nonostante il mio orecchio
ormai allenato non sono riuscito ad apprezzare). E' un filo conduttore
riconoscibile solo a posteriori o è una linea che sta alla base
delle tue scelte musicali?
Non mi interessa dare un profilo estetico all'etichetta, non voglio che
si parli in futuro (quando mai?) Della wallace come l'etichetta di post-qualcosa
italiano o no. Come ascoltatore sono ultimamente più improntato
sull'elettronica, per cui se ci dovesse essere un disco di techno à
la plastikman che mi piace tanto quanto...farei i salti per produrlo.
E' anche vero che poi non sarei abbastanza navigato nell'ambiente per
promuoverlo come si deve, però potrebbe essere una sfida interessante.
Mi è capitato di sentirmi dare dello stronzo perchè non
producevo un gruppo che non mi piaceva ed ho detto che dato che i soldi
li metto io mi sembra ovvio che li spendo per un disco che mi piace, se
no cosa lo faccio a fare? Non ho un compito sociale. Allo stesso modo
produrrei un disco "pop" ed orecchiabile, qualora dovessi ritenerlo
interessante. Però devono ancora spedirmene uno....
Oltre
ai progetti che hai in cantiere (e ci piacerebbe sapere quali sono), ci
sono dei gruppi italiani che vorresti vedere uscire su wallace rec.?
I progetti nuovi dovrei andare a ritirarli domani mattina e sono: un gruppo
esordiente di noise (jasminshock), una ristampa di un vinile di avanguardia
dell' 84 (tasaday), un minicd di una cult band (bz bz ueu) e uno split
in cd (oxbow e white tornado). Questi sono in uscita a fine aprile. Mentre
per l'autunno usciranno vic larsen e il secondo madrigali magri. In cantiere
c'è altro ma sono solo chiacchere per ora e preferisco attendere
conferma. Gruppi italiani che mi piaciono molto (mi perdonino quelli che
non cito, ma loro lo sanno) sono i six minute war madness , giardini di
mirò, lab, white tornado, one dimensional man, uzeda, starfuckers,
bugo.
La
lamentela sul mondo musicale italiano è ormai una costante di ogni
discorso sulla musica in italia. Non credi che comunque questo discorso
sia perfettamente funzionale ad una logica in qualche modo d'elite da
parte di chi come me (o te) ascolta musica "non convenzionale"?
Da una parte l'ascoltatore "alternativo" vorrebbe una maggior
diffusione della musica che ascolta, dall'altra inorridisce al pensiero
che questa arrivi alle grandi masse. In fondo i marlene kuntz del primo
disco erano una splendida sorpresa, mentre il godano acclamato dalle ragazzine
durante gli ultimi concerti è snobbato come venduto allo star system.
Non credi che questa schizofrenia da fan sia anch'essa uno dei mali del
mondo musicale e le stesse accuse di poca apertura mentale fatte a chi
gestisce la musica in italia si possano attribuire anche a questo tipo
di pubblico musicale?
Credo di capire cosa intendi. Sui marlene sono uno di quelli che snobba,
e li prendo come esempio. Anche a me catartica piacque molto ai tempi,
e lo sento ancora volentieri e credo che sia un buon disco. Gli ultimi
marlene non li ascolto perchè quello che ho sentito non mi piace,
magari è meglio dell'esordio ed è solo questione dei miei
gusti che sono cambiati, però proprio non me ne frega un cazzo
di loro, nemmeno vale lo sforzo di criticarli. Ma se, in un'ipotesi nemmeno
tanto remota, i six minute war madness dovessero fare sfaceli tra le teenager
(del resto il ciappini è un gran figo) con l'ultimo disco, per
me rimarrebbe invariata l'ammirazione nei loro confronti. Quello che cambierebbe
è l'attenzione dei media e delle major nei loro confronti, e probabilmente
un po' anche il conto in banca...meglio così. Se il prossimo disco
sara figo io li apprezzerei comunque, se fosse annacquato per comodità
di mercato gli direi che sono l'ennesima occasione persa.
Passiamo
alle curiosità pratiche. Come è organizzato il tuo lavoro?
Quanta gente lavora nell'etichetta? Quali sono i principali problemi pratici
che devi affrontare?
Lavoro da solo perchè ho accumulato l'esperienza di altri, prima
o poi arriva il disco che tu vuoi produrre e il tuo collega no, e non
è il caso di fare la guerra per queste cose. Il problema più
grosso sono i soldi, il secondo è il tempo. Per le ultime uscite
mi sono trovato a fare copertine, pubblicità, siae, promozione,
stampe con problemi di master rovinati, varie ed eventuali. Però
non mi lamento, è una scelta mia. In tutto questo mettici valanghe
di email, telefonate e promo a cui voglio dare una risposta. L'unica cosa
che mi fa passare tutto è il fatto che mi diverto a farlo. Non
voglio spaventare aspiranti etichette, la cosa potrebbe essere gestita
in maniera diversa, molto più rilassata, è questione di
carattere e di masochismo latente.
Che
riscontri ha avuto finora il tuo lavoro, sia in termini di vendite, ma
anche di consensi da parte di gruppi, appassionati, fanzine ecc. Ecc.
Fai bene a distinguere le due cose: il riscontro in termini di consenso
è notevole, quando ti arrivano promo di gruppi che nulla hanno
da spartire con le mie produzioni vuol dire che sei visibile, la gente
sa che esisti, e questo è successo nel giro di pochi mesi. Sono
entrato immediatamente in contatto con le altre realtà della "scena"
e c'è un ottimo clima di amicizia. Le vendite te le riassumo con
tanto di bilancio al 3/4/00 :
Tracce distribuite 700, pagate 350, promozioni e regali 300, bilancio
-2.000.000
Pornography distribuite 350, pagate 50, promozioni e regali 120, bilancio
-2.000.000
A Short Apnea distribuite 70, pagate 40, promozioni e regali 10, bilancio -500.000
Forse è fin troppo raccontare questo, ma almeno uno si fa un'idea.
Ci
racconto qualche aneddoto sul panorama musicale italiano con cui hai avuto
a che fare?
Aneddoti antipatici ne ho avuti due : uno con
un distributore che mi ha deluso per la sufficienza con cui ha mi trattato,
non la considerò però un'offesa personale, bensì
una globale mancanza di rispetto verso chi nel suo piccolo si fa il culo
per muovere un giro che lo tiene in piedi. L'altro con un gruppo che mi
ha insulato per un malinteso, ma che comunque mi ha dato l'impressione
di non avere capito cos'è un'etichetta indie. Per fortuna però
sono più numerosi gli incontri piacevoli e le persone che diventano
amiche al di là degli "affari". Questo è il guadagno
più grande di questo "lavoro". Ah...una volta ad un concerto
di one dimensional man ho passato la serata con lee roy johnson di saranno
famosi, in cui lui sosteneva la superiorità del blues nero ed io
quella degli us maple...questo è un aneddoto vero?