Interview by Enzo Gramenzi, Mood
Quali ritieni siano state le tappe fondamentali della storia del rock.
Non sono in grado di rispondere, sembrerei solo l'ultimo arrivato con la presunzione
si essere oggettivo: non ho una cultura approfondita che va dalle radici del
rock ad oggi, sono molto più "preparato" sulle musiche degli
ultimi 20 anni. Tuttavia non mi vergogno nemmeno troppo di questo : sono convinto
che in arte deve essere predominante il piacere/emozione che l'arte ti suscita,
piuttosto che il suo valore storico. Di conseguenza sono proprio poco interessato
a Beatles, Stones etc
come invece sono follemente innamorato di Hendrix,
Sabbath e primi Zeppelin.
Se devo dire un'ovvietà su tutte ti dico che la svolta, per quanto
concerne le musiche che mi interessano, è il punk americano : dico
questo perché questa corrente ha portato con sé delle valenze
di contorno che non sono strettamente ascrivibili alle note, ma bensì
nel politico e sociale, e per quanto mi riguarda questi aspetti sono parte
indissolubile della musica.
Finite le giustificazioni
lo ammetto : non ho studiato, mi merito 4
.
In campo internazionale qual è la tua etichette di riferimento?
Touch & Go, Dischord e Skin Graft sono le etichette che più mi
hanno "dato", da ogni punto di vista. Ovvio quindi che mi piace
condire il mio lavoro di riferimenti alle loro attività.
La tua non è un'etichetta di genere, le tue produzioni vanno dal
cantautorato alla sperimentazione estrema, a cose più minimali, qual
è il filo conduttore delle tue band? Come si identifica il marchio
Wallace?
Mi fa piacere che tu dica questo perché no ho mai voluto che l'etichetta
fosse "etichettata". Il fatto di essere considerato "di genere"
ti consente di suscitare curiosità (e conseguente popolarità)
in maniera veloce, ma sei poi succube dei difetti delle mode : quando sparisci
nessuno si ricorda più di quello che fai. Oppure uno ti compra un disco
perché pensa che vuole ascoltarsi un disco "alla wallace".
Il filo (estetico) delle mie produzioni è da ricercare solo ed esclusivamente
nel mio gusto personale, quello di ascoltatore di musica. Se un gruppo registra
un disco, me lo manda ed io penso : "se mi comprassi questo disco in
negozio ne sarei esaltato e lo consumerei sul lettore", allora il 50%
del gioco è fatto : rimane solo da conoscere le persone e capire chi
e come sono. Per quanto riguarda il lato non-musicale mi piace pensare che
le persone con cui lavoro condividano anche le scelte politiche di starsene
totalmente e fieramente fuori dagli schemi classici del mercato musicale.
La Wallace è un'etichetta molto prolifica come riesci a seguire
tutte le produzioni da solo essendo l'artefice unico? Tra i tuoi obiettivi
c'è anche quello di allargare l'organigramma??
Riesco perché sono molto motivato, anche se raggiungo picchi di stress
al limite dell'esaurimento. E' anche vero che quando arrivi al trentesimo
disco sei anche più navigato nell'organizzarti
l'importante è
non diventare un automa e trovare sempre il gusto di lavorare su ogni singolo
disco. Non ho nessuna intenzione di allargare in termini operativi il lavoro
che faccio, mi toglierei il divertimento
Cosa significa essere indipendenti?
Non dover dire alla mamma che torno a casa alla sera
.E' una domanda
che prevede una risposta un po' articolata, tanto quanto è ambiguo
e mistificato l'uso che si fa di questo termine : lo usano al meeting delle
etichette di Faenza (il MEI) come negli scaffali di dischi per indicare un
genere differente dalla musica commerciale. In teoria significherebbe essere
indipendente dalle major, quantomeno dal punta di vista dei rapporti commerciali
che si hanno con queste. Se però consideriamo che al MEI vengono usati
come guest star i pietosi Piero Pelù, Jovanotti, Irene Grandi e compagnia
reazionaria andante, direi che indipendente è piuttosto riduttivo se
non addirittura fuorviante. Questo vuol dire essere sfigati. Vuol dire : "sbrodolerei
se venisse Britney Spears, ma siccome non me lo posso permettere cominciamo
con Piero Pelù". Quindi mi limito a dare al termine la mia valenza
: vuol dire "contro". Vuol dire agire nel proprio piccolo in maniera
contraria alle manovre di marketing che vengono utilizzate dalle major per
diffondere musica in massa. A parole siamo tutti contro la stupidità
della TV, contro il potere dei soldi che annichiliscono la cultura, a favore
degli spazi sociali di cultura giovanile : con queste premesse mi sembra quantomeno
inopportuno avere a che fare con le multinazionali della musica-merce-da-supermercato.
Personalmente non compro dischi major allo stesso modo in cui non compro i
prodotti Nestlè : è la stessa cosa. Coloro che fanno parte del
sistema istituzionale del mercato discografico non fanno altro che alimentarlo,
sono piccoli inconsapevoli ingranaggi. Ancor di più se arrivano dall'underground
: la vecchia, impolverata, stupida, ignorante, arrogante e cieca macchina
del music-business ha sempre bisogno di qualche ingenuo giovincello per non
far non far distrarre l'attenzione su di sé. Potrei continuare all'infinito
credo, perdendo anche il filo del discorso. Preciso solo che il mio disprezzo
per tutto ciò non ha limite, e che la mia violenta reazione a tutto
questo è motivata dall'amore per la cultura e l'arte libere dai soldi.
Che differenza c'è tra essere indipendenti in Italia e in America?
In america (ed anche in alcuni altri paesi) c'è una cultura rock più
diffusa : si va ai concerti come si andasse al cinema, si comprano dischi
come fossero pacchetti di sigarette. Non è certo invidia per la loro
cultura, ma è sicuramente più semplice suonare e fare un disco
(e venderlo) anche per band che non godono di copertine e attenzione della
stampa. Inoltre un gruppo americano vende in tutto il mondo, un gruppo italiano
vende solo in Italia, e comunque meno di un gruppo americano (anche perché
viene mediamente trattato come prodotto minore dalla stampa)
Hai rapporti con altre realtà internazionali?
Con qualcuno
. Si tratta comunque di scambi di dischi finalizzati a farsi
conoscere da persone che in qualche modo possono essere affini. Dal punto
di vista strettamente "professionale" non è facile che io
possa aiutare un'etichetta piccola straniera a farsi conoscere in Italia e
viceversa. Un esempio su tutti è la croata Erawing Records, ottima
etichetta con cui ho collaborato e distribuito per quanto mi era possibile
: non mi sembra che sia conosciuta da nessuno. Loro hanno fatto lo stesso
con me ma senza grossi risultati
In Italia è particolarmente difficile per una band farsi conoscere,
non ci sono produttori che frequentano rock club facendo da talent scout,
tu, come responsabile di un'etichetta, che tipo di strategia adotti per produrre
un disco? Ti capita di andare in giro alla scoperta di cose interessanti?
No e spero di non farlo mai : se vai in giro a cercare vuol dire che hai esigenza
di produrre. Io questa esigenza non ce l'ho. Non mi interessa produrre dischi
per il piacere di produrre dischi, mi interessa produrre dischi qualora i
dischi mi facciano sentire l'esigenza di produrli. Potrò starmene anni
senza fare produzioni nel momento in cui non ci sarà niente che mi
faccia sentire voglia di lavorarci sopra. L'atteggiamento che descrivi è
quello di chi cerca una fetta di mercato, di chi cerca di proporre il "prodotto
buono" per essere venduto. Sono cose da business, ed io non ho niente
a che fare con questo. Spero che i talent scout spariscano al più presto
perché sono figure veramente patetiche.
La figura del talent scout la vedo come opportunità per una band che non
ha contatti con responsabili di etichette a farsi conoscere sul loro terreno,
e cioé un palco...
Beh...allora diciamo che quando vado ai concerti con gli amici, mi bevo una
birra e guardo un gruppo suonare...sto facendo il talent scount :)) Non vedo
veramente altro modo di approciarmi all'ascolto di un gruppo...
Quanto investi in una produzione sia in termini di tempo che economici?
Molto in entrambi i casi : molto tempo indubbiamente, ma ancora prima molte
energie mentali. Molti soldi pure : tra una cosa e l'altra mi costa tra i
2 ed i 3 mila euro pubblicare un disco, e non sono noccioline per uno che
ha uno stipendio della metà di questa cifra. Le vendite aiutano a contenere
le perdite, non ho quasi mai portato a casa i soldi che ho speso... però
mi sono tolto un bel po' di soddisfazioni. Ad ogni modo, ribadisco, più
che altro si tratta di investimenti emotivi, sui dischi ma soprattutto sulle
persone che li fanno.
Bugo come l'hai scoperto?
Facilissimo : non l'ho scoperto. L'ho conosciuto tramite il primo 7"
che pubblicò Bar La Muerte, subito dopo anche di persona. Poi abbiamo
iniziato a lavorare insieme ed abbiamo fatto un paio di dischi insieme. Il
resto è cronaca (e marketing) di altri che non hanno nulla a che spartire
con me.
Il passaggio di Bugo ad una major ha rappresentato per te un tradimento?
Tradimento da parte sua? No..per tradire qualcosa bisogna prima crederci Una
grossissima delusione indubbiamente. Tutte le volte che vedo qualcosa che
cresce nell'underground e poi va a finire nel mainstream rimango deluso.
Parlaci delle tue ultime produzioni sia nazionali che internazionali.
Di recente ho prodotto tre dischi di cui vado fierissimo ANATROFOBIA, R.U.N.I.
e ARRINGTON DE DIONYSO QUARTET : i primi due sono tra i dischi che più
ascolto di recente, mi fanno letteralmente impazzire. Il terzo, semi-internazionale,
ha un valore che va oltre alla musica : è un progetto durato molto
tempo, è stato estremamente impegnativo, umanamente significativo ed
ha coinvolto molte persone, nonché mi ha dato la possibilità
di seguire la produzione di un film in VHS, prodotto dallo straordinario Andrea
Caccia. Prossimamente ho i nuovi CD di DOGON e JASMINSHOCK e l'esordio del
progetto di XABIER IRIONDO e MARCO TAGLIOLA (2partiMOLLItremolanti). E' quasi
in arrivo il secondo progetto semi-internazionale A GORGEOUS APNEA, un miniCD
dei MADRIGALI MAGRI e una sorpresa : un artCDart dell'artista MARIA MESCH.
Inoltre i TASADAY stanno terminando il CD che non sarà in vendita :
il KASPAR PROJECT, e sto preparando una collana di CD per pubblicare i demo
migliori che ho ricevuto in questi anni.
Quali produzioni italiane Wallace potrebbe avere un mercato internazionale?
Sicuramente quelle strumentali, alla fin fine conta abbastanza la lingua
una
volta ho sentito un (buon) disco di una band tedesca che cantava in tedesco
: ne sono rimasto spiazzatissimo
.
Come si svolge il tuo lavoro dal momento in cui decidi fare una nuova
produzione?
Semplice (a dirsi). Concordo con il gruppo una serie di cose : data di uscita,
tipo di grafica e confezione, eventuale tour o date di presentazione...passa
qualche mese a mettere insieme tutto questo, poi vado a ritirare i CD e li
chiamo per dirgli che sono venuti benissimo, che gli spedirò subito
le loro copie
mando le copie promozionali e quelle in distribuzione,
pubblico l'uscita sul sito e mando email a mezzo mondo per comunicare il parto.
Poi insieme ci godiamo quello che arriva : recensioni, interviste, vendite,
ma soprattutto apprezzamenti di chi ha ascoltato il disco. Di norma spendo
molto più tempo a fare cose che per altre etichette sono solo una rottura
di palle, mentre evito il lavoro che si conviene : telefonare ai giornalisti
per chiedere di essere pompati.
Questo ovviamente non aiuta, ma è molto più divertente.
In Italia con quali etichette hai maggiori contatti?
Te le elenco : Bar La Muerte, Stereosupremo, Freeland, Beware! (finche c'era),
Snowdonia, Santeria, Iceforeveryone, Psychotica, Gammapop : di non tutte apprezzo
tutte le produzioni ma in linea di massima abbiamo buone relazioni.
Cosa pensi della crisi della Gamma Pop, che tra l'altro so essere tuoi
grandi amici?
A dire il vero non so cosa intendi con "crisi" : avevo sentito parlare
di vendita, scioglimento o cose simili, al che ho chiamato Filippo e mi ha
detto che lui non si occuperà più come prima della quasi totalità
delle faccende dell'etichetta, ma che avrebbe continuato a fare da "direttore
artistico". Non credo che il problema sia di chi spedisce i pacchi in
mailorder o di chi contatta la fabbrica per sapere se sono stati stampati
i CD
se devo parlare di crisi in Gammapop mi riferirei al disco di Giorgio
Canali
.