Wallace Records

Interview by Valeria Morante, Palermo in Musica

Mirko Spino è un ragazzo di 28 anni simpatico e gentile. La Wallace Records è la sua passione e a lei dedica praticamente tutto il suo tempo libero. La Wallace è nata nel maggio 1999 insieme alla compilation Tracce, da quel momento ha prodotto gruppi davvero interessanti, fra cui gli A short apnea, ma è salita alla ribalta in questi ultimi mesi, grazie al successo di Bugo, che ha portato il nome di Mirko e della Wallace su tutti i giornali.

Perché hai deciso di creare un'etichetta indipendente?
"In realtà non l'ho mai deciso. La Wallace è nata per pubblicare Tracce, una compilation contenente brani di una serie di gruppi che conoscevo personalmente ed apprezzavo. Volevo fare questo cd quasi come un manifesto d'intenti, unendo persone che si conoscevano pur facendo musica differente. Poteva essere anche un unico esperimento, ma dopo l'uscita del disco ho cominciato a ricevere i primi cd promozionali. Fra questi ho trovato quello che sarebbe diventato il secondo disco e poi non ho più smesso".

Ti occupi da solo della Wallace come all'inizio?
"Si, la Wallace sono solo io. Mi occupo di tutti gli aspetti operativi e di ogni tipo di scelta: ascolto i promozionali, realizzo la grafica dei dischi, curo il sito internet e rispondo alle mail. Ho sempre precisato che la Wallace per me è un hobby, non è il mio lavoro principale, anzi non è il mio lavoro. Lo faccio, però, sapendo che devo mantenere dei ritmi e rispettare alcune scadenze per rispetto ai gruppi che affidano a me il loro disco, quindi devo farlo bene comunque. E' un'occupazione a tempo pieno che svolgo la sera, che mi piace, che voglio fare e so che devo fare, ma non è semplicissimo".

Questo lascia intuire che di giorno tu svolga un altro lavoro altrettanto impegnativo...
"E' così. Il mio lavoro è un altro, sono un impiegato di un'azienda, peraltro multinazionale e scherzando dico che l'etichetta è un motivo per pulirmi la coscienza. Anche durante il giorno svolgo un lavoro non facile, a volte torno a casa dopo le 22.00 e devo rispondere alle mail etc.". Come hobby sembra abbastanza faticoso.

Quali sono l'aspetto più bello e il meno bello?
"L'aspetto meno bello è che è davvero impegnativo economicamente e non posso permettermi di fare tutto ciò che vorrei perché non ho i soldi e devo continuamente trovare un equilibrio. Oltre a quello economico un altro aspetto che si sta facendo pesante è il limite fisico, perché posso fare solo dieci dischi all'anno e devo dire di no a gruppi con cui avrei lavorato volentieri. L'aspetto positivo è indubbiamente legato ai rapporti umani che si instaurano con gli artisti, le altre etichette, i giornalisti e a volte anche con gli acquirenti da cui mi è capitato di ricevere delle belle mail".

C'è un disco fra quelli che hai realizzato di cui sei particolarmente fiero?
"Dovrei rispondere diplomaticamente tutti e a dire il vero ce ne sarebbe più di uno. Scelgo il secondo degli A short apnea, "Illu ogod ellat rhagedhia", però ce ne sono anche altri".

Nel tuo sito hai scritto che chiunque volesse inviarti del materiale dovrebbe innanzitutto considerare quello che stai producendo, poiché comunque è musica non convenzionale. Cosa intendi per non convenzionale?
"Quella definizione mi serve per fare un minimo di selezione naturale, per evitare che i gruppi ska mi inviino il loro materiale. Ad esempio la musica ska a me non piace anche se la conosco molto bene; la ritengo una musica convenzionale nel senso che la fanno in tanti e non è così strana. In termini di normalità e di convenzionalità un disco ska è più normale di uno degli A short apnea. I ragazzini che dieci anni fa suonavano metal oggi fanno punk-rock, a prescindere dalla loro bravura, ma ovviamente non diranno mai che la loro musica è normale perché a nessuno piace dirlo. Nessuno ti dirà "il punk-rock è una cosa normalissima però noi lo facciamo bene". Preferirei non ricevere un disco che non mi piace, o meglio che non mi interessa. Io consiglio a chi vuole mandare un demo non di comprare un disco, ma di sentirne ad esempio tre, perché se ascoltassero un brano dei Tasaday probabilmente potrebbero capire che il loro demo non è quello che sto cercando. Non tanto per una scelta estetica, che a dire il vero non ho, perché si va da Bugo, che è un cantautore, a prodotti noise, avanguardia, industrial, quindi non c'è una linea di genere musicale, ma ci sono comunque delle indicazioni".

E' l'approccio ad essere totalmente diverso, Bugo è un cantautore, ma molto particolare.
"Si, se parliamo di approccio c'è meno differenza fra Bugo e gli A short apnea che tra Bugo e Grignani, anche se si tratta sempre di una chitarra e magari anche dello stesso giro di do. E' quella differenza che io non so descriverti dal punto di vista strettamente musicale che però alla fine è un abisso, e quella è la differenza tra la musica che mi piace e quella che non mi piace".

E' solo quella differenza o c'è qualcos'altro che ti fa scegliere un artista piuttosto che un altro?
Nel produrre un disco ho due cose in mente: mi deve piacere il disco e anche le persone. Perché lavorando la sera e non avendo molti soldi da investire è molto importante che i gruppi con cui lavoro capiscano la mia strategia. Sarebbe stupido se io trovassi un gruppo che poi mi dicesse: tu ci hai stampato il disco, però adesso ci piacerebbe che acquistassi una pagina di pubblicità su tutti i giornali. Magari sarebbe una richiesta legittima se fosse fatta ad un'etichetta più grossa, però se qualcuno non capisce che io non posso fare una cosa del genere evidentemente non posso lavorarci insieme".

Quindi l'aspetto umano anche se non è paritario conta abbastanza.
"E' paritario"! Riguardo l'aspetto musicale dicendo che un disco ti deve piacere ti riferisci soltanto a un fatto emozionale o valuti anche l'eventuale riscontro, l'attenzione al prodotto finito? "No, è assolutamente emozionale, devo ascoltarlo e deve essere uno di quei dischi di cui pensi lo avrei voluto fare, pertanto quando me ne arriva uno che non è stato ancora realizzato voglio contribuire, perché mi piace e ho voglia di ascoltarlo, non ci sono altre considerazioni di carattere commerciale, anzi ho fatto alcuni dischi sapendo che non avrei venduto quasi nulla".

Quale disco hai ascoltato pensando "avrei voluto farlo io"?
"Ce ne sono tanti: penso ai miei preferiti, il primo dei Tortoise, ad esempio, mi piace tantissimo". C'è qualcosa che non produrresti mai? "Teoricamente non escludo niente. Non dovrei escludere il punk hard-core, perché sono un grande fan dei Ramones e ne ho ascoltato tanto; non escludo che prima o poi arrivi un gruppo che mi piace, ma quello che ho sentito finora è tutto uguale, e anche se fare sempre gli stessi giri o cantare allo stesso modo è un dogma di quel genere a me non piace. Negli ultimi tre anni mi sono appassionato all'elettronica, che non avevo mai ascoltato. Oggi il catalogo della Wallace non comprende nessun disco di musica elettronica, ma non lo escludo, ne ricevo, me ne piacciono anche, ma non ho ancora trovato quello che mi fa impazzire".

Quindi in realtà non puoi dare un'indicazione sul tipo di prodotti che vuoi trattare?
"Potrei dirtene dieci, però sarei consapevole che in quei dieci ci sarebbero tante cose che non mi piacciono e che ne lascerei fuori altre. Comunque ciò che mi interessa sono cose legate alla sperimentazione, applicata a qualunque genere".

Chissà che non ti possa arrivare qualcosa di interessante anche attraverso palermoinmusica...
"Sarebbe bello. Molti però mi scrivono chiedendo se possono inviare un promozionale, io mi informo su cosa fanno e loro : "Eh, facciamo un genere di musica indefinito". Sorrido e dico va bene, mandate. Poi arriva il materiale e si tratta di un gruppo italiano magari ispirato agli Afterhours oppure ai Marlene, insomma quell'ambito lì, con i testi in italiano anche abbastanza melodici, giri di chitarre, riff, canzoni comunque, e magari anche registrato male, senza grosse idee e penso ah, questo è un genere indefinibile".

Eppure mi sembra ci sia un grande fermento per quanto riguarda i gruppi indipendenti e quasi tutti riescono a suonare.
"Non sono d'accordo, io seguo questa scena da molto tempo e anzi credo che qualche anno fa fosse più facile perché anche da parte del pubblico c'era un giro più compatto, invece adesso alcuni posti, soprattutto i centri sociali, hanno chiuso o cambiato tipo di programmazione quindi i concerti a rischio, ovvero quelli di gruppi che possono portare un numero di persone che varia da 20 a 150 non si fanno più di tanto. Però tu magari hai più presente la realtà siciliana ed è vero che lì comincia ad esserci un giro maggiore di gruppi che vengono a suonare, mentre ad esempio a Firenze, che è una delle città principali d'Italia, rispetto a qualche tempo fa è molto più difficile".

Approfittando della tua lunga esperienza, com'è cambiata secondo te la fruizione della musica indie, ovvero il rapporto fra questo tipo di musica e il pubblico?
"A mio parere è vero che se un'etichetta come la mia, che è piccolissima e come struttura avrebbe delle potenzialità praticamente nulle, riesce ad avere una buona visibilità sui giornali e i miei dischi riescono ad essere trattati come quelli della Sony - e questo è molto strano - possiamo dire che certamente è cresciuto il livello di attenzione sulle cose indipendenti. E' altrettanto vero però che il circuito di persone che ascoltano materiale indipendente, di etichette italiane o straniere, si è specializzato tantissimo rispetto agli ascolti, ma si è ristretto numericamente: ci sono meno persone che ascoltano musica legata alla sperimentazione e alle cose meno commerciali, ma sono incredibilmente informati".

In questo momento fra gli indipendenti qual'è l'artista che ritieni migliore? E quale l'etichetta che ti sembra più valida o che comunque si sta muovendo bene?
"Muoversi bene vuol dire creare anche delle logiche di visibilità, e ad esempio io non faccio nessun tipo di azione mirata a fare conoscere l'etichetta o a darle visibilità. Preferisco pubblicare dischi e mandarli a qualche giornalista, niente di più, quindi per me questo non è un gran valore. Mi può venire in mente la Domino, che è inglese, mi sembra se ne stia parlando come trend, ma non considero questo muoversi bene. Diversamente io adoro la Skin Graft, che è di Chicago; è un'etichetta veramente pazza, le sue produzioni sono schizofreniche e anche loro non hanno una linea guida estetica e penso siano in due o forse un ragazzo da solo a gestirla, ma ha una maggiore visibilità perché quello che viene dall'America può arrivare in Italia, viceversa no, però mi sembra che l'attitudine e forse anche il modo di lavorare sia molto simile a ciò che faccio io".

E un artista?
"Gli Shellac, io sono davvero un grande fan di Albini, non lo nascondo mai, anche se probabilmente le cose più grandi le ha fatte negli anni passati, penso agli '80 e '90".

Credo che qualcun altro a cui farò questa domanda potrebbe citare Bugo fra gli artisti che si stanno muovendo bene. Tu magari potresti ribattere che sei stato molto più visibile in anni passati e non me ne sono accorta...
"No, no, hai ragione tu, è così, la mia visibilità, anzi non mia, ma di un mio artista non è mai stata così alta come adesso con Bugo".

Considerando i tempi e ritmi limitati che puoi dedicare all'etichetta, l'attenzione che ti viene rivolta ultimamente, oltre a farti piacere, ti ha sorpreso o messo in difficoltà?

"Bè, alcune cose sono state piacevoli, tante altre no, nel senso che il mio obbiettivo, se c'è un obbiettivo dell'etichetta, è che tutte le persone in Italia, che ascoltano musica e a cui potrebbero piacere le mie cose - e non sono neanche tantissime, potrei quantificarle al massimo in 10.000 - arrivino a conoscerle ed eventualmente anche a comprarle, e 10.000 dischi venduti sarebbero un successo enorme, e infatti non pretendo tanto, però vorrei essere conosciuto da questi, magari comprano un disco su dieci, però sanno cos'è la Wallace, ecco questo per me sarebbe un grande risultato! Andare oltre, farsi conoscere da persone che non sono già naturalmente predisposte ad ascoltare certa musica secondo me comincia a diventare un problema, o per lo meno è una cosa che a me non interessa più di tanto. Ovviamente non dico che ci sono persone che possono ascoltare e altre no perché probabilmente, ascoltando cose inconsuete, qualcuno potrebbe aprirsi ad altri ascolti e questo è importante, però non credo che questa possibilità sia illimitata, che possa funzionare per tutti, ritengo che ci siano persone per cui possa funzionare e persone su cui queste cose non funzioneranno mai e quindi non credo che il farsi conoscere sempre di più sia per forza un aiuto".

Intendi dire che nel tuo caso, poiché non hai alle spalle una struttura di dieci persone, l'arrivo di qualche richiesta o attenzione non prevista, che non ti interessa, potrebbe rappresentare un problema?
"Esatto, io di giorno sono in ufficio e se mi chiama tanta gente a casa non ci sono e non ho l'opportunità di rispondere alle telefonate. Se mi chiamano al cellulare magari in quel momento sto lavorando, potrei essere impegnato in una riunione e non posso mettermi a parlare di Bugo o di altri". E' già accaduto? "Si, in questi giorni ho ricevuto anche telefonate di persone totalmente estranee al giro musicale che sono abituato a frequentare e non mi piace molto. Non so come dire. O faccio un lavoro in cui io devo vendere dischi, allora li vendo a tutti, non c'è nessun problema, ma siccome è un hobby, lo faccio perché mi piace, se inizio a dovermi relazionare con persone che non mi piacciono, più che non mi piacciono non mi interessano, a quel punto il gioco non vale più la candela, però devo dire che non sono assolutamente in una situazione simile perché queste persone sono davvero poche. Certo, da quando siamo andati a MTV ho visto il numero degli accessi sul sito crescere molto, ma probabilmente stanno cercando il sito di Bugo, non della Wallace. Mi ha anche chiamato la Universal, per chiedermi di lavorare con loro al nuovo disco di Bugo proponendogli un contratto (che l'artista ha poi firmato n.d.r.). Ora a parte tante considerazioni che io potrei fare intorno a questa cosa, per me lavorare con la Universal è esattamente come il lavoro che faccio di giorno, quindi sono rapporti "di lavoro". Ce l'ho già un lavoro e non ho intenzione di averne un altro".

Il tuo bilancio, il bilancio dell'etichetta intendo, com'è? Perché nel bilancio delle etichette indipendenti non è facilissimo andare in pari.

"Eh, si! Allora, io non sono in pari nel complesso, sono anzi sotto più o meno di una quindicina di milioni. Prima tenevo i conti precisi alla lira e a un certo punto ho detto no, se ho i soldi per stampare i dischi li stampo, sennò non li stampo. Il problema maggiore è proprio stampare il disco, che costa almeno due milioni, non la promozione che certo, incide sui costi, ma io non ne faccio tanta. Inoltre, al di là dell'insoddisfazione personale, non vale la pena di mettersi a fare i calcoli su tutti i dischi, quanto ho speso, quanto ho incassato... non è più un piacere. C'è da dire che alcuni dischi sono andati più che in pari, sicuramente Bugo, anzi forse Bugo più di tutti".

Non te l'ho ancora chiesto, perché Wallace?
"Wallace è il gangster nero di Pulp Fiction, film che mi piace molto, ma non c'è un significato particolare".

E fra dieci anni secondo te come sarà la Wallace?
"Per forza di cose diversa anche se non ho delle mire su cosa vorrei diventasse. Dovrò allargare la casa per farci stare più dischi perché sicuramente ne avrò di più. Onestamente non lo so, spero però che sia sempre indipendente, sempre motivata, tenuta in piedi dalla passione e dalla voglia di stare dietro a qualche disco. Magari sarà un disco all'anno, magari avrò due figli da accudire e non troverò il tempo per più di un disco all'anno. Non lo so, però di certo non c'è un progetto per arrivare a qualcosa".

Nei tuoi sogni quindi c'è semplicemente fare questo bene e poterlo fare tranquillamente?
"Esatto. Mi basta. Il punto di partenza e di arrivo non esistono. Mi va bene così già adesso. E' una delle situazioni migliori in cui mi sarei potuto trovare"