Interview by Stefano Pifferi, SentireAscoltare
L’etichetta di Mirko Spino è ormai punto di riferimento non solo quantitativo con le sue quasi 100 uscite, ma anche e soprattutto qualitativo. A fregiarsi del faccione dell’eroe tarantiniano sono stati negli ultimi anni i gruppi e i singoli musicisti più attraenti e stimolanti di quello che si continua, a torto, a definire come l’asfittico panorama italiano. Dalla A di Anatrofobia alla Z di Zu, passando per Bron Y Aur, Madrigali Magri, Sedia e l’universo A Short Apnea e filiazione tutta, l’intero alfabeto della nuova musica italiana è passato per l’etichetta di Mirko. Un bel risultato per chi si considera e si definisce come un mero “editore”, l’aver avuto o avere tuttora in scuderia la meglio gioventù dell’italica via al nuovo rock. Rockers a ragione, poiché si tratta di tutta la genie che nella penisola è stata ed è usa a maneggiare con impeto nuovo e avant(i) la materia rock. Plasmandola, frammentandola, dissezionandola, in una parola ridisegnandola.
La conclusione della Mail Series, di cui leggete più avanti, ci permette di scambiare due parole con Mirko sulla idea di serialità. Il titolare ci conferma che, accanto all’alta qualità dei suoi titoli, l’unica peculiarità del suo catalogo, l’unico denominatore comune di Wallace sembra essere l’attenzione all’idea di serie o collana più o meno tematica. Dal “greatest demos” rappresentato da PO Box 52 alla nuova Phonometak Series, passando ovviamente per la Mail Series.
Da ascoltatore ed acquirente di dischi ho sempre amato le serie, ho sempre cercato di completarle. A me come "editore" permettono di uscire dal lavoro, non certamente noioso, di pubblicare solo i dischi ufficiale dei gruppi, ed inoltre mi permettono di allargare i collaboratori dell'etichetta con ospiti stranieri ed altri che apprezzo ma che magari sono legati ad altre etichette. Inoltre il fatto di vestire le collane con grafiche e confezioni particolari da ancora un po' di significato al disco...una cartella di mp3 non ha certo il fascino di una collezione di miniCD cartonati..... Ne ho in mente altre di serie, solo che la quantità di dischi sfornati e le poche vendite non mi permettono di inoltrarmi in percorsi così...pericolosi.
Questo interesse si manifesta in oggetti musicali che hanno dalla loro non solo l’idea più o meno forte che ne fornisce la spina dorsale, ma anche la scelta di formati che caratterizzino e valorizzino ancora di più le musiche in essi contenute. L’aspetto grafico, soprattutto…
Non sono un grafico professionista, ho iniziato a farmi da solo le grafiche con il primo disco perché non mi potevo permettere di pagarne uno, da allora ci ho preso gusto ed adesso una delle fasi della pubblicazione che più mi soddisfa è proprio quella di realizzare le grafiche, scegliere la confezione e la carta in tipografia etc... Anche il fatto stesso di trovarmi con i gruppi davanti al computer e discutere con loro le idee e le soluzioni grafiche è molto appagante.
Estrema cura messa a disposizione di una appassionata competenza. Preparazione tecnica messa a disposizione della creatività. La Wallace come nazionale dell’avant-rock italiano e Mirko Spino come selezionatore tecnico.
Ovviamente non mi sento un selezionatore, anche perché i progetti di collaborazione, anche estemporanea, nascono spesso dai gruppi stessi e non sono “comandati dall'alto”. Tuttavia devo dire che spesso il fatto che i musicisti abbiano voglia di collaborare oppure si conoscano su un palco in una “serata Wallace” etc... è anche frutto del lavoro fatto in questi anni, una sorta di identità o di casa comune... il fatto che questa casa sia mia non può che farmi piacere...
Mail series, ovvero l’avanguardia imbustata senza francobollo
Dieci piccoli gioielli in ostico (almeno per il mercato) formato 3”
splendidamente impacchettati in una mini-busta da lettera; in ognuno una ventina
di minuti di musica affidata di volta in volta ad un eterogeneo gruppo di
musicisti tra i più stimolanti del panorama italiano. Il risultato
complessivo è una fulgida istantanea dello state of the art di un certo
tipo di musica in Italia.
# 1) 2partiMOLLItremolanti – s/t
Poche parti molli e tremolanti nell’esordio della serie accreditato
alla coppia Iriondo/Tagliola. Due lunghi pezzi in cui, su un tappeto di iridescenti
drones di chitarra, convivono diverse tipologie di elemento sonoro (dal rock
alla musica concreta). Vuoti cosmici, energia elettrostatica, nastri e riverberi,
elettronica disturbante, dimenticate melodie da fonografo italiano, per concludersi
con un delirante inno ai “tubi”. Il buongiorno, notoriamente,
si vede dal mattino.
# 2) Ear&Now – FFRR
L’elettroacustica al potere. Mix potente e destabilizzante di suoni
trovati e field recordings artistici (originati cioè in chiese e musei)
inseriti in una struttura de-strutturata fatta di frammenti sonori ottenuta
con una ricca strumentazione (tra cui piano, farfisa, piffero, ecc.). Un tentativo
di catturare le manifestazioni sonore della realtà, ma d’impatto
insolitamente “rock” (vedi parte centrale di Sospiri e preghiere
o lo psyco/etno-rock di Mille e un folletto…) quasi a dimostrare che
è la sensibilità di chi suona a mettere o rimuovere i paletti.
# 3) Polvere – s/t
Una delle poche sigle al momento ad avere una sorta di continuità al
di fuori della serie (S/t, Wallace 2006) Polvere è la collaborazione
dei soliti noti, Coletti e Iriondo, con quest’ultimo già vera
spina dorsale della serie. Di nuovo un duo, di nuovo incontro/scontro di chitarre
elettro-acustiche + percussioni e suoni trovati per un insieme di frattali
sonori solo apparentemente incoerenti; vedasi la cigolante andatura di E o
l’avant (?), post (?), ante (?)-blues di O.
# 4) Four Gardens In One – s/t
Dopo 3 duetti, ecco un quartetto: 2 Uncode Duello + 2 Bron Y Aur = psichedelia
deviata? Errato, ma non troppo. I gorgoglii e le afasie ritmiche dei primi
ben si sposano con la (de)frammentata idea di psichedelia dei secondi. Qualche
percussione e 4 chitarre trattate, sfiorate, leccate e soprattutto registrate
e mixate in una camera, come se il corpo morto del Dead Man di Neil Young
invece dei desolati paesaggi americani, si affacciasse ad una finestra qualsiasi
delle nostre vite.
# 5) 61 Winter’s Hat – s/t
Il (non) incontro tra Fabio Magistrali e Mattia Coletti produce 4 pezzi intrinsecamente
rock che attraversano l’intero arco temporale delle stagioni dell’anno.
Un rock ovviamente dissezionato ed affine a certi momenti lo-folk della produzione
del secondo, vedi l’iniziale Life In Circular Julies, sorta di bucolica
ninna nanna calpestata da rumori ambientali e miasmiche voci d’oltretomba.
Percussioni quasirock e andature sghembe fanno del n. #5 il momento forse
più “rock” del lotto.
# 6) Tangatamanu – Landing Talk / Le Zattere Dei Sentimenti
Un intero universo sonoro e artistico racchiuso in 3”. Sonorizzazione
di 2 istallazioni di Studio Azzurro, la musica del dio-uccello Tangatamanu
va oltre la mera forma sonora per interagire (nella traccia rom oltre che
nelle performances dal vivo) con i cinque sensi. Al centro c’è
un piano preparato di Cageiana memoria, ma più che i singoli strumenti/suoni
concreti è l’intero flusso sonoro a catturare.
# 7) Claudio Rocchetti – I Could Go On Singing
Dai distruttivi dj set col collettivo Sonic Belligeranza alla ambient analogica,
il passo può sembrare non breve. A far da tramite, l’esperienza
¾ Had Been Eliminated. Escrescenze rumoriste, avanzi di elettroacustica,
field recordings che disegnano bricolage sonori nei quali è prevalente
l’uso di dispositivi analogici (radio, turntables, cassette). Il pezzo
più ostico della serie.
# 8) BIAS – s/t
L’ennesimo duo di Iriondo lo vede in compagnia di Olivier Manchion (Ulan
Bator). Di impianto più rock rispetto ai precedenti duetti dell’ex
A Short Apnea, i 5 bozzetti minimi + intro ed outro disegnano un mondo sonoro
frastagliato, in cui spicca la tensione sospesa di Mongol Lesson n.5 o la
desolazione oltre il post-rock di Cahier Musqué.
# 9) Oleo Strut – s/t
Collettivo franco-italiano basato sulla improvvisazione, Oleo Strut condensa
in 20 minuti il risultato di più incontri in terra francese. La musica
miscelata in queste 3 pieces strumentali è come un improbabile summa
dei vari progetti dei protagonisti: degli A Short Apnea dilatati e deliranti
in cui prendono senso field recordings o nastri preregistrati di matrice politica,
dichiarata anche nel nome. Il mantra gelido del secondo pezzo annienta ogni
velleità umana.
# 10) The Shipwreck Bag Show – s/t
Dorata conclusione (non solo per il colore del packaging) affidata ovviamente
a Iriondo questa volta accompagnato dalla batteria (ante)ritmica di Roberto
Bertacchini (Sinistri). Sul frammentato risultato finale si sente la sinistra
influenza di quest’ultimo sull’operato di Iriondo, mai come questa
volta su territori alla Sinistri (How To Escape… è in pieno trip
Infinitive Soundcheck).