Interview by Francesco "Lys" Di Mauro, Succo Acido
Allora
Mirko
.evitando la solita storia del papà per cui "tutti
i figli sono uguali ecc. ecc."dimmi quali sono i dischi Wallace
di cui vai più orgoglioso. Quelli per cui ti vien voglia di gridare
"l' ho fatto io!!!"
Cazzo,
mi hai preso in contropiede e mi hai anticipato la risposta. Cercherò
quindi di spiazzarti dandoti il fatidico nome : A Short Apnea "Illu
ogod ellat rhagedia". Avrei mille motivi extra-musicali per definirlo
"il disco di cui vado più orgoglioso", dato che quella
band è composta da persone con cui condivido un'amicizia intensissima,
ma questo vale anche per altre band che lavorano con me. Semplicemente,
da ascoltatore, lo ritengo un disco immenso.
Ora una proporzione: di un disco, quanto appartiene all' artista e quanto
alla etichetta? Non parlo in termini di rientri (o perdite) economiche. Parlo
di sensazioni, sentimenti, queste cose qui che credo siano ancora forti, a livello
emotivo, nelle piccole etichette.
Il disco è della band. Punto. Credo che tutti i dischi che ho fatto uscire
sarebbero potuti tranquillamente essere autoprodotti o pubblicati su altre etichette,
senza sminuire il loro valore. Detto questo specifico che mi piace molto essere
considerato l' elemento aggiuntivo del gruppo, quello che guarda dall'esterno
e si compiace del risultato insieme ai musicisti. Non potrei produrre un disco
senza un forte coinvolgimento emotivo. Spero e credo che le band se ne accorgano
e mi piace pensare che vogliano continuare a lavorare con me per questo motivo.
QUESTA E' LA DIFFERENZA TRA LE PICCOLE E LE GRANDI ETICHETTE. Alla luce di questo
c' è solo da stabilire chi sia il piccolo e chi sia il grande.
Molte recenti uscite Wallace sono venute fuori come coproduzioni con Bar
La Muerte e Beware! di Bruno Dorella e John Vignola. Ricordo che quando si misero
insieme le forze per organizzare l' Offest, in molti speravamo che quella congiunzione
astrale tra tante unità satelliti avrebbe dato ulteriori frutti. Mi pare
che forse quella che voi avete realizzato sia stata l' unica con una qualche
efficacia. Come funzionano esattamente queste coproduzioni? Come vi dividete
i compiti?
Onestamente una (RUNI) delle coproduzioni con Bruno e John erano decise prima
dell' Offest, quindi si può tranquillamente concludere che l'Offest non
abbia dato risultati in questo senso, anche se non ne sono convinto in pieno.
Ho fatto coproduzioni anche con Burp, A la coque, Earwing e Freeland: in pratica
ho coprodotto dischi con persone umanamente amiche ed affini, in cui ognuno
ha rivestito il ruolo che più gli calzava. Preciso comunque che qualunque
disco esca con il mio marchio (coprodotto o meno) è un disco in cui mi
rispecchio ciecamente, quindi nelle mie coproduzioni tendo ad occuparmi di tutto:
grafica, tempi di realizzazione e promozione, spese, SIAE, spedizioni, sito,
rassegna stampa, varie ed eventuali.
Qual' è il rapporto con i distributori italiani?
Parlo del mio, con cui ho un rapporto di distribuzione esclusiva: Audioglobe.
I rapporti con loro sono ottimi ed amichevoli, seguono con interesse le mie
produzioni e mi supportano per quanto possibile. Con altri distributori ho avuto
contatti sporadici e comunque mi sono sembrati persone competenti e "a
modo"(White 'n Black, Venus e Goodfellas). C' è un distributore
che mi sta proprio sui coglioni perché in diverse occasioni si è
dimostrato arrogante e più incline alla lira (tempi passati, si può
parlare di lire
) che al contenuto musicale
ma non si possono fare
i nomi
..
Non vedo perché
.magari sta sui coglioni anche a me, e questo
potrebbe ottimizzargli l' equilibrio. Anyway, in futuro è probabile sarai
ricordato come "quello che hai lavorato con Bugo" quindi ti chiedo
se hai ascoltato il suo disco per la Universal. Cosa ne pensi, del disco e del
"fenomeno" ?
Il disco di Bugo su major lo conosco da quasi un anno, ne sentii subito le registrazioni
su 4 tracce ed il mixaggio appena finito. I RUNI ed io consigliammo a Cristian
Bugatti di contattare Fabio Magistrali (in quanto "er mejo") per mettere
mano alle sue ottime canzoni, per arrangiare quello che ritengo uno dischi pop
migliori prodotti in Italia da anni. Per la cronaca è bene sapere che
le registrazioni di quel disco se le è pagate Cristian, ignaro dell'ingnobile
fine discografica che avrebbero fatto. Quel CD sarebbe potuto finire anche autoprodotto
nelle intenzioni dell'autore (ed è uno dei pregi che gli riconosco: l'ingenuità).
Sarei portato a dirti che farò di tutto d'ora in poi per non essere ricordato
come quello che ha lavorato con lui, ma in questo modo gli darei comunque un'
importanza che non si merita né dal punto di vista umano né da
quello artistico rispetto alla realtà della mia etichetta. Quindi mi
limiterò a non ristampare più i suoi dischi e mandare a fare in
culo tutte le agenzie rampanti la € nelle pupille che mi chiamano e mi
trattano da talent scount. Per quello che riguarda il fenomeno che ne seguirà
penso che non ci vuole poi molto a creare dei fenomeni mediatici quando si hanno
palate di soldi, sarebbe da commercianti incapaci non farlo.
A proposito di soldi, economicamente parlando è più conveniente
far uscire i dischi con le tue splendide copertine cartonate o col solito freddo
supporto per CD?
Mi sa che la risposta la sai già: si spende circa una volta e mezza di
più. Se io facessi CD con la solita plastica (con il fondo grigio topo
e 4 pagine di copertina) ti potresti masterizzare il CD, fotocopiare/scannerizzare
la copertina e alla fine avresti in mano un "oggetto" piuttosto simile.
Con i miei CD è un po' più difficile: se ci provi spendi sicuramente
di più. Nel caos di mp3 e CD-R è piuttosto importante distinguere
chi, con il suo acquisto, ha partecipato alla produzione del CD e ad incentivare
me ed il gruppo ad andare avanti, dato che una vendita ha per me un valore maggiore
che il semplice il contribuito a dimezzare le spese di stampa e limitare le
perdite, e per il gruppo ha un valore maggiore che dimezzare le spese di studio
e dimezzare le perdite. E poi sono uno schifoso feticista vinilista e ritrovandomi
costretto a stampare CD non posso che fare delle confezioni ricercate.
Il mondo discografico italiano, anche quello underground è ricco
di passione ma anche di furbescherie e ignobili carognate. Hai mai pensato di
farti caro qualche giornalista sperando
in qualche "buona parola" per i tuoi dischi? Te lo chiedo perché
so che hai, ovviamente, delle amicizie nel circuito giornalistico
John
Vignola, Stefano Paternoster, Francesca Ognibene, ecc. Ti è mai balenato
in mente di "sfruttare" queste situazioni?
Sei stato fin troppo stringato nella tua lista, aggiungerei tranquillamente
altre 50 persone che conosco da anni, alcune anche di persona ed anche piuttosto
bene, amicizie magari nate parlando dell'ultimo disco di tizio. E sottolinerei
il significato del tuo "ovviamente". Mi sembrerebbe ipocrita non dire
che conosco bene Marco Di Dia di Succo Acido e che io e te ci scriviamo da un
paio di anni. Ciononostante non mi sembra di aver goduto di attenzioni particolari
da Succo Acido, ne lo avrei tollerato. Se vi occupate oggi della Wallace è
perché, con tutta l'immodestia del caso, se lo merita nella misura in
cui se lo sono meritate altre realtà simili di cui vi siete occupati.
Non avrei tollerato nemmeno che S.A. non si fosse occupato della Wallace solo
perché vi conosco e quindi c' è la paura reciproca di cadere nel
"conflitto di interessi" perché qualcuno può averci
visto insieme mentre mangiavamo pane e meusa al Malox. Musicisti, etichette,
conduttori radio, giornalisti e organizzatori di concerti nel nostro piccolo
tendono a mischiarsi, spesso le stesse persone ricoprono ruoli diversi, questo
ci da la misura di quanto sia piccolo il nostro mondo di cultori dell'underground
e se qualcuno pensa che mi recensite i dischi perché vi ho offerto una
birra allora farebbe bene ad indagare bene sulle dinamiche dei nostri rapporti,
magari conoscendoci di persona. Ti posso assicurare che nella maggior parte
dei casi (esemplari i nomi che hai citato) la paura di apparire "quello
che recensisce o intervista tizio solo perché è suo amico"
mi ha sempre segato opportunità più che aiutato.
So comunque che sei un attento lettore e che ti sei anche dilettato a scrivere,
talvolta. Ti chiedo pertanto di darmi un giudizio sincero su alcune testate
italiane
..
a) Blow Up, b) Equilibrio Precario, c) Mucchio Selvaggio, d) Rockerilla, e)
Rock Sound, f) Rumore, g) Succo Acido
Domanda difficile e lo sai bene (mi vuoi rovinare
), ma cercherò
di risponderti comunque, anche se per semplicità raggruppo
a,c,d) Blow Up, Mucchio, Rockerilla
Leggo volentieri alcuni articoli e recensioni, hanno degli ottimi e competenti
collaboratori, mentre ne hanno altri che sembrerebbero fuori posto anche su
Donna Moderna. Il fatto è che, non so se è colpa loro o dell'attuale
periodo storico-musicale, non riescono ad interessarmi da molto tempo. Non c'è
niente che mi faccia venire voglia di acquistare un disco e se non vado errato
è questo il loro obiettivo professionale. Blow Up è sicuramente
la rivista che seguo con più interesse, ma spesso mi trovo ad usarla
come bollettino di uscite discografiche.
Inoltre (esempio che calza un mese si ed un mese no) non vedo perché
dopo 8 anni dal successo planetario di "Mellow Gold" ci debba essere
Beck su una copertina. Ci potrebbero essere diversi motivi:
1. Lo si sta storicizzando come fosse i Velvet Underground, e non mi sia così;
2. Si cerca di far arrivare "finalmente" della musica nuova in Italia,
anche se con 8 anni di ritardo rispetto al mondo, e non mi sembra sia così;
3. Il suo ultimo disco è un vero capolavoro, tanto da far dimenticare
quanto sia scontato metterlo in copertina, e non mi sembra sia così;
4. Il distributore di Beck sarà particolarmente generoso in pubblicità,
ed anche se ci fa un po' schifo, ce lo mettiamo comunque in copertina perché
così abbiamo le restanti pagine della rivista per parlare d' altro, e
non mi sembra sia sempre così;
5. Non c'è proprio niente di meglio da fare, ma nemmeno l'ultima uscita
della Secretly Canadian da mettere in copertina. Mi deprime ma mi piace pensare
sia così.
Ma se fosse la 4 la risposta corretta
allora mi chiedo: di che altro parlare?
Jon Spencer? I Nirvana? O i Cranberries? Peggio ancora: gli Afterhours ed i
loro stupidi tour autopromozionali e le loro canzoncine mancate da Tv Sorrisi
e Canzoni?
Il mio rammarico nei confronti di queste riviste è che hanno un potenziale
culturale, umano, mediatico e promozionale notevole ma non hanno una linea editoriale
precisa, ed averla è a mio avviso l'unico motivo per cui fare una rivista
musicale.
e,f) Rocksound, Rumore
Non li leggo, quando mi capitano mi divertono. Mi spiace perché hanno
un passato (parlo di Rumore) validissimo e ci collaborano giornalisti in gamba
che però hanno spesso la stessa considerazione dei numeri a piè
di pagina.
b,g) Equlibrio Precario, Succo Acido
Ritengo le fanzine (ma non solo queste due e non solo la carta canta - ci sono
ottime equivalenti webzines) le realtà più vicine alla mia etichetta
come spirito, attitudine e finalità, forse anche perché non necessitano
del mercato per stare in piedi. Questa "mancanza di confronto con la realtà"
può essere (e lo è spesso) criticata, ma penso che alla fine sia
il miglior incentivo alla libertà creativa. Le riviste da edicola si
sono già scontrate tutte con il necessary evil ed ognuna né è
spuntata e sputtanata a suo modo. Non è deprecabile in sé trovare
un equilibrio tra mercato ed esigenza espressiva editoriale, dipende solo da
dove si posa il fatidico paletto, ed io preferisco che il paletto si posi in
totale favore della proposta musicale.
Numeri, Mirko. Quanto vende in media un disco Wallace? A guardare i dati
di vendita ufficiali, mi viene da pensare che chi mette su un' etichetta come
la tua sia un suicida, o qualcosa di assai simile.
La media è difficile da fare : si va dalle 100 alle 1500 copie per prendere
gli estremi, ma se proprio devo sparare un numero ti dico 300 copie. Vendere
100 copie può sembrare deprimente (e lo è) ma è anche vero
che ci sono dischi stranieri ben distribuiti, pubblicizzati e recensiti in Italia
che vendono 20 copie. In tutto ciò il conforto è quello di sentirsi
stronzo ma non l'ultimo degli stronzi. Sono comunque convinto che se mi mettessi
a fare intere pagine pubblicitarie del disco che ha venduto 100 copie potrei
forse arrivare a 120, controprova è il fatto che il disco che ne ha vendute
1500 ha avuto un'azione promozionale da parte mia di 3 cm quadrati su una rivista
per un solo mese. Comunque SI, è una strada economicamente suicida, percorribile
solo nel caso ci si voglia dedicare gran parte del significato della propria
vita e per queste cose, si sa, non ci sono deterrenti.
Bello vedere il tuo nome finalmente da "questa parte" del disco,
dentro l' album di remix dei R.U.N.I. Com' è il Mirko "musicista"?
Semplice: non lo è. Non nascondo che mi diverto un casino a campionare,
loopare, distruggere e ricostruire, capire che cazzo stanno facendo i miei
amici quando muovono le mani sul mixer et bla bla
ma ho realizzato da
anni che non sono un musicista e che non ho niente da dire. Il remix dei RUNI
è stato un divertissment, ci sono alcune miei parti anche sugli album
di Tasaday e Pornography, e sono pure soddisfatto dei risultati, ma non vado
più in là perché rasenterei il ridicolo. Mi imbarazza
parlare di questo
E questa idea del remics per RUNI, cosa insolita nel tuo catalogo, come
è nata? Hai coinvolto tu i musicisti presenti?
No, no! Il tutto gravita intorno al mondo dei RUNI. Forse qualche mio contatto
può essere stato utile ma credo che "Il cucchiaio infernale"
e la loro musica in generale si siano prestati benissimo al remics. Non è
detto che l'esperienza non si ripeta, comunque non mi risulta che la pratica
sia consueta in generale nelle indie italiane, e manco tanto in quelle straniere
(si, va bene, ok
avevo in mente la serie 12.x della thrill jockey,
anche nella grafica).
Nella
tua etichetta girano alcuni tra i nomi in qualche maniera più
"estremi" del circuito italiano. Cosa deve avere un artista
per affascinarti? Coraggio? Fantasia? Tecnica? Come scegli gli artisti
da far uscire col logo Wallace? Ascolti delle demo, giri per concerti,
ti fai guidare da qualche "dritta?
Faccio tutto quello che citi, con una riserva sulle "dritte" (dipende
da chi arrivano), ma non lo faccio per piazzare il logo, lo faccio perché
mi piace andare ai concerti e perché ascoltare i demo è una questione
di rispetto basilare per coloro che spendono un CD-R ed un francobollo. E' bene
precisare tuttavia che non ho mai prodotto un CD perché ho aperto una
busta arrivata per posta ed ho pensato "cazzo questi sono fighi".
Quasi nessuna delle etichette che conosco l'ha mai fatto, e questo può
servire ai gruppi per far capire quanto sia utile l'attività di "spamming"
del loro demo. Non so assolutamente cosa deve avere una band dal punto di vista
stilistico per piacermi, se avessi trovato la formula il tutto diventerebbe
una noiosa routine ("i dischi della Wallace"). Di certo mi piacciono
le musiche difficili ed estreme, ma ancor di più se sono personali e
sicuramente coraggiose e fantasiose (di tecnica non capisco un granchè,
ma non mi sembra che abbia tanto a che fare con l'arte). Tuttavia sono un grandissimo
fan dei RUNI, che sono un grandissimo gruppo d'immediatezza pop.
Che
tipo di contratto lega i tuoi artisti alla Wallace?
Nessuno. Non ho mai fatto un contratto e non ne sento la necessità.
Ho lavorato con una quindicina di artisti dandogli la mia parola e
prendendomi la loro. Ad oggi chi ha lavorato con me sembra che voglia
continuare a farlo, tranne uno, e questo é un grande motivo
di soddisfazione personale. Se domani qualcun altro dovesse andarsene
su un'altra etichetta non ci prenderei un euro, ma preferisco così.