Gerda

2011
Jesi (AN), Italy

Quartetto di Jesi (AN) giunto alla quarta uscita, Gerda suonano trasudando rabbia, dolore, ma anche speranza da ogni accordo.
Le radici dei Gerda si ritrovano nel noise-rock degli Unsane, nel sound sporco e corrosivo dei primi Breach, nell’urgenza del post-hardcore più violento ed ai margini della scena.

Black Queer

wal197
Marzo, 2018
12inch LP
8 tracks
42 minuti

Black Queer è il nostro quinto album, il risultato degli ultimi due anni della nostra vita di band. E' un disco pesante, non meno degli altri, perché ancora crediamo che esprimere concetti ed immagini estreme attraverso la musica sia la cosa più bella che possiamo fare. Si, è vero, la musica può anche servire a far passare il tempo o divertire. Ma questo non è quello che cerchiamo.

Se prima suonavamo con la volontà di distruggere, ora lo facciamo con una cosciente rabbia per qualcosa che non doveva andare perso e distrutto.

Non è, neanche superficialmente, parte del processo di giovinezza e perdita della stessa. E’ qualcosa che non si è interrotto naturalmente. Diviene discorso interiore e sospeso in noi e nostra essenziale  necessità il non lasciarlo più morire. E’ una precisa parola, una che non puoi, che non vuoi e non devi trattenere neanche in faccia agli altri. E’ ciò che veramente sei.

Domani hai tutta una vita davanti. Domani è già troppo tardi. Domani hai tutta una vita davanti.

Black Queer è un altro passo nel nostro percorso di ricerca del caos e della confusione sonora e stilistica. Il nostro linguaggio è sempre più definito dalla permanente sovrapposizione di diverse idee ritmiche, armoniche e liriche, la loro sintesi non è mai conosciuta a priori. Il nostro suono è una forma di vita non è il prodotto di un'officina. Comporre è liberare immagini naturali ed eterogenee e poi aiutarle a sopravvivere insieme dentro lo stesso spazio musicale, nello stesso pentagramma, nello stesso metronomo, dentro la stessa metafora. Non sappiamo né vogliamo sapere come sarà prima di diventare ciò che è.

Certo, non ci inganniamo, esistono generi musicali ed esiste tutto un lessico stilistico con cui si viene a contatto e che inevitabilmente si utilizza o magari si sceglie di non utilizzare ma con cui ci si relaziona per forza di cose, esiste la tradizione. Chi ci ascolta ha probabilmente già ascoltato tanto punk, hc, post punk, noise, post rock, post hc, rock and roll, garage, kraut, psichedelia, metal, drone, elettronica isolazionista, dark ambient, techno. Come pure abbiamo fatto noi. Cosa rimane di tutto questo in Black Queer?

Abbastanza, speriamo, da mantenere un dialogo tra noi e il resto della tradizione a cui sentiamo di appartenere, ma contemporaneamente sappiamo che si tratta di un disco unico.

Dedicato apertamente a Francesco Vilotta, musicista e inquieto inseguitore dell'assoluto. E' un omaggio e un invito a sbattere in faccia anziché nascondere la propria diversità, il proprio essere opposti.

Karaoke

wal196
Ottobre, 2017
10inch LP
2 tracks
12 minuti

Karaoke è la definitiva dichiarazione d’amore reciproco tra Gerda e MoE!
Un pezzo da Your Sister suonato dai MoE e un pezzo dall'album 3 suonato dai Gerda.

Your Sister

wal177
Dicembre, 2014
12inch LP
7 tracks
39 minuti

Dal 1997 studenti italiani della relazione tra esseri umani, superfici verticali e abbigliamento punk.
Hanno pubblicato tre tesi di dottorato presso i migliori istituti di ricerca indipendenti italiani (Wallace, Shove, Sonsofvesta, Concubine, Donnabavosa).

Ora stanno per diffondere i risultati di una serie di esperimenti sul disordine sonoro classificati come Your Sister
Forse la terra è piatta

Me and Gerda are Both Dead Like You

wal154
Settembre, 2012
12inch LP
4 tracks
19 minuti

Split tra due tra le band europee più violente in circolazione. Questo album in vinile esce in collaborazione tra Wallace Records e Left Hand Records, Swarm Of Nails, Not A Pub eShove Records.

 

Untitled

wal116
Giugno, 2009
12inch LP + CD
6 tracks
32 minuti

Non deve essere stato semplice per i Gerda confrontarsi con un lavoro come Cosa Dico Quando Non Parlo e, soprattutto, dargli un seguito che ne eguagliasse il valore e al contempo ne rappresentasse un’evoluzione. A quanto pare, però, l’idea di semplicità va valutata con un metro particolare quando si ha a che fare con la band in questione, poiché Gerda non solo supera brillantemente la prova, ma si impone come nuova cartina tornasole per quanto riguarda l’evoluzione sonora in ambito estremo. In prima battuta, i musicisti marchigiani hanno saputo trovare una nuova forma espressiva in seno al proprio stile: il suono appare oggi modulare e all’interno delle composizioni si riscontrano tagli netti capaci di aggiungere alla scrittura un che di meccanico e reiterato, quasi non si trattasse di musicisti alle prese con la classica strumentazione del rock, ma autentici manipolatori alle prese con fonti sonore da plasmare a proprio piacimento. La cosa incredibile è che questo effetto viene riproposto in sede live con una precisione che ha dell’incredibile, il che la dice lunga sul valore dei musicisti coinvolti nel progetto. In secondo luogo, l’energia distruttiva che da sempre i Gerda riescono a liberare con i propri strumenti, appare oggi completamente soggiogata al volere dei suoi artefici, così da intrappolare l’ascoltatore all’interno di un caos controllato e per questo ancora più devastante nel momento in cui si abbatte sul bersaglio. Perfettamente sincronizzati e capaci di agire come un’entità unica, i quattro si fondono nell’organismo Gerda per portare a termine una ulteriore mutazione, la transizione verso una forma cangiante capace di affiancare alla potenza improvvisi squarci di luce, momenti in cui il suono si dilata e stupisce per la malleabilità acquisita. In breve, il terzo lavoro dei Gerda rappresenta al contempo conferma e superamento dei risultati già raggiunti in precedenza, tanto da lasciare stupefatto anche chi ne aveva già intuito e sottolineato l’enorme potenziale.
Michele Giorgi, Audiodrome

Cosa dico quando non parlo

wal089
Settembre, 2007
CD / 12inch LP
7 tracks
28 minuti

Violenti, urlati, casino, macello, post-metal, screamy-emo, veloci, arrabbiati, batteria che spacca tutto, voce sguagliata in italiano vicino all'aneurisma.
Cosa dico Quando non Parlo è il secondo album dei Gerda, disponibile in CD e LP.
E’ una coproduzione con Donnabavosa, Shove, Concubine & Sons of Vesta

Gerda

wal062
Settembre, 2005
CD
7 tracks
21 minuti

Se in Italia c'è ancora qualcuno che ha voglia di sporcarsi le mani con questo genere di sonorità io non posso far altro che prenderne felicemente atto e dire che esiste un minimo di speranza circa la voglia di emergere della scena underground più feroce. E sì, perché i Gerda rientrano proprio in tale categoria e il loro sound ne è la più lampante delle testimonianze che si possano oggi trovare dalle nostre parti, ma non esagero se allargo l'orizzonte a tutto il vecchio continente. 'Gerda', l'omonimo lavoro di debutto, è una di quelle opere che ti si spalmano addosso come il catrame su precedenti strati di catrame già accumulati. La disperazione, la violenza, la sofferenza e la brutalità. Queste sono le caratteristiche primarie, sia quando vengono interiorizzate e sia quando vengono esteriorizzate, musicalmente parlando. Sia quando la strumentazione è tirata allo spasimo e sia quando la strumentazione viene fatta ragionare pur in un contesto di abrasione geometrica. Con voce urlata e lacerata, sempre. Se poi vogliamo passare ai generi allora mettiamoci di mezzo il post hardcore più malsano (qualcosa dei Botch è innegabile), ma anche il noise anfetaminico dei primi Today Is The Day, oltre a una visione metallica che è propria del catalogo Relapse. Ma al di là di tante belle (e meritate) parole, ciò che mi preme evidenziare è come il suono dei Gerda sia quanto mai viscerale, radicale e autentico!
Roberto Michieletto, Music Club